Happy Family

di Gabriele Salvatores
Italia 2010
Commedia

Due famiglie incrociano i destini a causa dei figli quindicenni caparbiamente decisi a sposarsi. Un banale incidente stradale catapulta il protagonista-narratore, Ezio, al centro di questo microcosmo, nel quale i genitori possono essere saggi, ma anche più sballati dei figli, le madri nevrotiche e coraggiose, le nonne inevitabilmente svampite, le figlie bellissime e i cani cocciuti e innamorati. In poche parole, due famiglie di oggi, che sfuggono alle catalogazioni e alle etichette, in evoluzione continua, in equilibrio precario, vive, felici e confuse.

Bello. Veramente. Uno si affanna a cercare un buon film, del tuo genere, quello che preferisci: horror, thriller, fantascienza, azione. Poi ti chiedono di vedere una commedia, italiana per giunta, e rimani sbalordito.
È vero, sono recidivo, già in altre occasioni mi hanno sorpreso. Rispetto ai soliti canoni hollywoodiani, spesso le pellicole italiane hanno qualcosa in più. Immagino per noi del Bel Paese, perché sanno di casa, aggiungono quel senso di familiarità che i movies di oltreoceano non hanno. Soprattutto quando l'ambientazione è molto vicina a te: trattasi di Milano.
Ecco, Happy Family è una di quelle perle che non ti aspetti di trovare nello scrigno dei film che hai deciso di vedere. Ti capita per caso, e, come ripeto sempre fino alla noia, non hai aspettative di sorta, e viene sorpreso piacevolemente.
Salvatores abbiamo imparato a conoscerlo, i suoi film sono riconosciuti a livello internazionale, anche se alcuni non mi erano piaciuti del tutto, sempre per via delle aspettative. Questa commedia invece è divertente, brillante, originale. La sceneggiatura è illuminante, i dialoghi azzeccati, ironici, sarcastici, commoventi. Gli attori fantastici, calati in modo perfetto nella parte. Il regista si affida a vecchie conoscenze come Bentivoglio e Abatantuono e punta su De Luigi, che mi è sempre piaciuto come comico, anche come attore, ma in questa prova è davvero bravo.
Insomma non so trovare un difetto. La scenografia è visionaria, sempre con questi toni accesi, molto solari, a sfondo la Milano migliore, che non vedrete mai nella realtà, ma solo con l'occhio lungimirante di questo regista. Non ho mai trovato la città particolarmente attraente (non me ne vogliano i milanesi), ma vista in certi film, come questo, sembra quasi bella.
Non mi  a discutere dei valori morali che mette in campo, non come impegno, ma proprio con la voglia di narrare la vita, in modo pirandelliano. Senza paura di mettere in campo quei sentimenti che a volte ci imbarazzano, ma che sicuramente fanno parte del bagaglio di tutti.
Una bella esperienza, un ottimo film. Se è piaciuto a me che cerco sempre sbudellamenti, azione, esplosioni, teste mozzate e quant'altro, allora è un film da vedere, anche se non amate particolarmente la commedia italiana.
Giudizio: 4,5 su 5

The Dark

di John Fawcett
GB, Germania 2005
Horror

Adelle e suo marito James perdono la loro figlia Sarah, caduta in mare, ma il cadavere non viene mai trovato. I due incontrano una bimba morta sessant’anni prima, e Adelle capisce che quella è la chiave per riavere Sarah.

La cosa più bella di questo film? La scenografia, cioè il Galles, con le sue scogliere, l'oceano, i pascoli, ecc, ecc. Le pecore suicide e le pecore che omicidano. Sì, perché il film è tratto dal romanzo Sheep di Simon Maginn.
Spacciato come thriller, in realtà è un horror. Ne ha tutte le caratteristiche, nel senso che non sfora rispetto ai canoni: la musica inquietante in scene di suspense, porte che sbattono quando sai che sbatteranno e situazioni di pathos telefonato. Insomma, ormai è difficile sorprendere lo spettatore, ormai si intuisce cosa accadra nel 90% dei casi. Quello che resta è appunto il contorno e le tonalità di grigio volute dal regista, che rendono tutto molto british e un poco ovattato.
Non conosco il libro, probabilmente migliore, ma certi stereotipi hanno stufato e, purtroppo, non credo sia semplice per nessuno creare qualcosa di nuovo, sopratuttto in questo genere, in cui, o si cerca di esagerare con fegati che esplodono, o si cerca di stupire, a volte generando l'emozione opposta.
Gli attori fanno quello che possono (quando ho visto Sean Bean (Boromir nel Signore degli Anelli) pensavo che dicesse che avrebbe visto di nuovo le bandiere di Gondor sventolare al vento) su una sceneggiatura che è quella che è, e riescono comunque a non sfigurare troppo.
Certo, ci sono dei momenti di suspense niente male, ma questo non basta a salvare questo film, sinceramente scarso, e non può farlo da sola la scenografia (sennò mi sarei guardato un documentario sul Galles)
Giudizio: 2 su 5

A Nightmare on Elm Street (2010)

di Samuel Bayer
Usa  2010
Horror

Un gruppo di adolescenti è tormentato e decimato dal misterioso Freddy Krueger, un killer terribilmente sfigurato che appare e gli dà la caccia nei loro sogni. Addormentarsi può essere fatale e l'unica via di fuga è restare svegli.

Uno si domanda alla fine di questo film se ce ne fosse realmente bisogno. Allora perché l'hai guardato? direte voi. Curiosità e speranza che non fosse il solito Nightmare, o perlomeno quello degli ultimi otto. Sì, perché li ho praticamente visti tutti, ma il migliore, quello  cult è il primo, e basta. A parte forse Nightmare nuovo incubo, scelta originale in cui sono gli attori stessi della serie ad essere coinvolti. E poi non avevo idea che fosse un remake del primo. Mea culpa.
Probabilmente i produttori hanno pensato che anche le nuove generazioni avessero diritto di essere impaurite da questo Incubo. Il problema è che i fan del primo non troveranno niente di nuovo sotto il sole e i nuovi spettatori non saranno per nulla impressionati, ormai abituati a un altro genere di violenza, splatter e artigli affilati.
Se si aggiunge che gli attori non sono granché, anche se bellocci, che la sceneggiatura poteva essere un po' più briosa e i dialoghi un po' meno deficienti, allora siamo al disastro.
L'unca cosa che poteva salvare il film rispetto all'orginale erano gli effetti speciali, ma ahimé, niente che faccia strappare i peli del naso, anzi, avrebbero potuto far meglio, soprattutto nelle scene oniriche e nella mattanza dei bellocci.
Freddy pare un idiota, ma non è colpa sua. Punterei il dito decisamente sugli sceneggiatori. Alla fine mi vien da dire... almeno facesse ridere. E poi, lasciatemelo dire, non è facile sostituire l'originale. Ovviamente su questo punto non si può far nulla,  l'attore che lo interpretava ormai ha una certa età ed era ora che subentrasse qualcun altro. Questo però fa sì che i vecchi fan rimangano decisamente delusi anche da questo punto.
Peccato, un'occasione sprecata per ridare lustro a una serie cult.
Giudizio: 1,5 su 5

Il Ladro di Sogni di Andrew Pyper

Anno 2009
pagg 361
Piemme

Da sempre Patrick Rush sogna di fare lo scrittore. O meglio, di essere un autore. Invece si è sempre dovuto accontentare di scrivere recensioni sul principale quotidiano di Toronto. Stroncature, per la verità: di romanzi altrui e di programmi tv spazzatura. Ma un giorno, per colmare la sua mancanza di ispirazione, decide di frequentare un laboratorio di scrittura: il Circolo Kensington. Nessuno tra i partecipanti spicca per particolare talento. Tranne Angela, che legge dal suo diario una favola inquietante [...]

Dicono che questo libro è un thriller mozzafiato, che leggi tutto di un fiato, pagina dopo pagina, e avrai paura del buio dopo e ti assicurerai che porte e finestre siano chiuse bene prima di dormire.
Permettemi di dissentire. Diventa un pelo interessante nel finale, ma niente di più. Quando l'ho chiuso mi sono chiesto dove fosse la suspense, l'inquietudine e la frenesia di lettura. In altri libri, sicuramente.
Anzi, direi che a volte è lento, e purtroppo, quando un romanzo è scritto in prima persona e il protagonista ti sta un po' sulle palle, allora è segnato.
Patrick Rush è un complessato, frustrato, si fa un sacco di seghe mentali, vuole diventare uno scrittore, ma è privo della materia prima: la fantasia. Allora cosa fa? Ne ruba un po', dal circolo di lettura di cui fa parte. O meglio ruba parte di un racconto e costruisce il resto. Il romanzo diventa un best seller. Invece di godersi il successo e il denaro derivante, si tormenta con i sensi di colpa. E qui tutti a darmi addosso... Però, sinceramente, mi è sembrato irreale, perchè spacca proprio le palle 'sta cosa, durante tutta la lettura. Tutto un darsi addosso, tutto un denigrarsi e, dopo un po', stanca. Va bene il personaggio tormentato, ma questo qui è da analisi.
Ci sono delle parti irritanti anche nella stesura, dei concetti ridondanti che vengono ribaditi e che il lettore già conosce a menadito. A volte mi sono fermato a chiedermi perché fosse stato scritto un determinato periodo, totalmente inutile.
Non è tutto da buttare, credetemi, ma probabilmente quando non sopporti il narratore parti veramente male e finisci peggio. Ma l'ho finito, perlomeno. Perché in alcuni punti non è male, nelle parti di azione, di dialogo, nel confronto con altri personaggi, insomma dove non c'è introspezione del protagonista.
Anche l'idea che sta alla base del romanzo, quel killing Circle che fa capire meglio dove andrà a parare la storia, è intrigante, ma, a mio avviso, avrebbe avuto maggior impatto sul lettore se scritta in terza persona e non focalizzata solo sulle emozioni/impressioni del protagonista. E poi gira per troppe pagine intorno all'osso, per poi azzannarlo solo nelle ultime cinquanta.
Insomma, a me ha irritato troppo spesso per rendermi conto della suspense, la paura non pervenuta. Ribadisco il concetto che ogni impressione/recensione è soggettiva, quindi può anche darsi che a voi questo romanzo sia piaciuto. Io, probabilmente, non l'ho capito.
Giudizio: 2 su 5

Eppure... (Buon Natale!)

Gocce di cristallo
Come sentenze divine
Cadono dal cielo
Riflettono d'asfalto

Occhi nudi
Senza aggettivi
Speranze gelide
Soffici contrasti

Eppure io l'amo
Il mondo sporco
Neve nera di scarichi
Acqua lurida agli angoli

Eppure stupisce
Al di là
Un manto candido
Un dipinto semplice

Eppure intravedo
Montagne sorridono
Al di là
Il cielo è terso

USAM Dicembre: i finalisti!

Eccoci, tra panettoni imbottiti di cozze, pandori all'osso buco e torroni al muco, siamo giunti a compilare la classifica finale di questa XXXIV edizione di USAM.

1 - U' Pozzu di Antonino Alessandro
2 - La lunga notte della Cosa Enorme di Alfredo Mogavero
3 - Acqua Sporca di Matteo Carriero
4 - Indovina chi sono? di Attilio Facchini
5 - Orsetto di Alessandro Cal

Complimenti al vincitore e agli altri finalisti. Un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti e ai giurati.
Buon Natale!

La Clessidra d'Avorio su Barisera

Me l'ero perso, lo ammetto, quindi riporto solo ora la notizia che Barisera del 29 novembre ha pubblicato un articolo su La Clessidra d'Avorio a cura di Felice Laudadio.

USAM Dicembre: i finalisti!

Tra campi imbiancati, palle di neve, e pupazzi a molla, i giurati si sono rincorsi, demolecolarizzati, combinati geneticamente ed esplosi in gioiose fontane di sangue e paraffina.
E finalmente si è giunti a decretare i finalisti:



1 - Acqua Sporca di Matteo Carriero
2 - Indovina chi sono? di Attilio Facchini
3 - La lunga notte della Cosa Enorme di Alfredo Mogavero
4 - Orsetto di Alessandro Cal
5 - U' Pozzu di Antonino Alessandro

Complimenti ai magnifici 5 e grazie a tutti gli altri per la partecipazione.
Vi aspetto al 23 per la classifica finale.
E quindi uscimmo a riveder le stelle...

E-reader Cybook Opus Bookeen: preso!

L'avrei preferito di colore nero, ma c'era solo bianco nel Ipermercato dove l'ho visto, e ho voluto prenderlo subito. La foto è un po' scura, ma vi assicuro che in ambiente illuminato si legge da dio e non ha riflessi.
Leggero, funzionale, semplice da usare. Ammetto di essere stato influenzato da commenti letti su vari forum e da amici che l'hanno preso e consigliato.
Io volevo un e-reader, non un apparecchio che fa anche il caffè, e quindi sono soddisfatto.

Skyline

di Greg e Colin Strause
Usa  2010
Fantascienza

A Los Angeles, dopo una notte di bagordi, un gruppo di amici nota una serie di raggi di luce che scendono dal cielo. I raggi svegliano tutta la città e iniziano ad attirare persone come le fiamme attirano le falene. I ragazzi scopriranno presto che una volta attirate dalla luce ed entratevi in contatto, le persone svaniscono nel nulla e che queste forze extraterresti minacciano di cancellare l'intera popolazione mondiale dalla faccia della Terra.

Mi è capitato di vederlo ierisera, dopo aver letto la rece di Alex Girola. Lui ci va giù duro su alcuni punti, che condivido in parte. Questo mi fa capire ancora di più quanto il gusto per un film sia molto soggettivo e quanto l'altra tiritera delle aspettative sia importante.
Dopo la sua recensione, le mie erano decisamente basse. Mi aspettavo un film d'azione con un plot scarso e caratterizzazioni poco incisive.
L'azione c'è e anche parecchia: mostroni alla Cloverfield, astronavi aspiracristiani e polipi tentacolosi che svolazzano. Tutti succhiano, spaccano, uccidono, affettano, staccano teste. Ce n'è per tutti i gusti, e da questo punto di vista ha soddisfatto la mia attesa di spettacolarità. Per quanto riguarda gli attori, a differenza di Alex, non gli ho trovati così malaccio. Certo, a parte il ciccione con il pizzetto (già visto in Dexter), sono tutti strafighi cosa che dà da pensare, ma che comunque soddisfa l'occhio di uomini e donne (no, non il programma della de filippi).
Sì, il primo quarto d'ora è messo lì un po' alla cazzo, ma non mi ha disturbato più di tanto: la ciccia sugosa è arrivata abbastanza presto e c'è stato da ballare.
La bomba tattica contro l'astronave non mi è sembrata una cagata: ha danneggiato la nave, che però poi si è ricostruita con la fantaenergia.
Per quanto riguarda il finale, diciamo che potevano giocarsela meglio, e trovare qualcosa di meno scontato.
Ok, è il solito film da invasione cattiva, diretta, che non fa sconti e la cosa mi piace. Da un film sci-fi di questo genere non si poteva pretendere di più, immagino, ma anche sì, non lo so. Diciamo che non mi ha fatto schifo e mi ha divertito, quindi sono punti a favore. Se guardo all'insieme, rimane comunque un film godibile,di scarse pretese artistiche.
Ah, non fissate troppo a lungo la luce blu.

Giudizio: 2,5 su 5

Intervista a Luigi Musolino, vincitore della 27 edizione di USAM

Davide Cassia: Ciao Luigi, complimenti per aver vinto la XXVII edizione di Una Storia al Mese. Parlaci un po' del tuo racconto, come è nata l'idea?
Luigi Musolino: Ciao Davide, grazie mille! L’idea per il mio racconto In bilico è nata in maniera molto semplice. Verso inizio anno la ditta presso cui lavoro ci ha comunicato l’apertura della cassa integrazione ordinaria; mi sono trovato in una situazione davvero spiacevole. Preoccupazione per il futuro, frustrazione, poco dinero, tutte cose che, ahimè, stanno vivendo in tanti.
Spunto principale per la storia è stata l’atmosfera che si respirava in fabbrica. Una ditta enorme, semivuota, coi macchinari silenziosi e le catene di montaggio immobili: inquietante.
Da qui l’idea di un testo che rappresentasse questo periodo travagliato, la crisi, la difficoltà delle famiglie a tirare a fine mese. E non nascondo che In bilico è anche un omaggio a Fantasma di fumo di Fritz Leiber, racconto incredibile che condannava le aberrazioni derivanti dalla modernità e dall’industrializzazione.

DC: In passato abbiamo vissuto crisi simili a questa. Credi che ci risolleveremo o subiremo un inevitabile ridimensionamento?
LM: Molto difficile rispondere a questa domanda, ma in tutta sincerità non sono troppo ottimista. Basta guardarsi intorno e non troppo lontano, pensiamo alla Grecia.
I “politicanti”, come li chiamava mio nonno, continuano a dirci che stiamo uscendo da questo periodo buio, che l’Italia rispetto agli altri paesi europei se la sta cavando bene, ma ovunque mi giro sento di gente che ha perso il lavoro, di padri di famiglia in cassa integrazione e di giovani laureati che non trovano un impiego.
Sono convinto che siano necessari pesanti interventi di rinnovamento dell’economia a livello globale, concentrandosi in particolare sulle fonti di energia sostenibile, su una rivalutazione dell’agricoltura e su una radicale trasformazione dei sistemi bancari.

DC: Continuando a parlare della crisi, non posso non puntare il dito anche verso il mercato dei libri. Parlando di rivoluzione, questo pare sia l'anno dell'e-book. Cosa pensi in proposito? Pensi che possa risollevare le sorti di un mercato stagnante?
LM: Ho molta fiducia nel formato e-book. È un mezzo potentissimo che ha molti vantaggi, innanzitutto l'immaterialità. Possiamo portarci dietro una biblioteca in una chiavetta USB, le case editrici possono eliminare i costi di stoccaggio e logistica, possiamo trasferire e riprodurre con un clic una mole pazzesca di informazioni, senza contare i benefici per l'ambiente derivanti da una forte riduzione dei formati cartacei. Non vorrei dire una fesseria, ma mi pare di aver letto che il 15, 20% circa della deforestazione globale è attribuibile all'industria della carta.
Dobbiamo però slegarci dall'idea romantica del libro "materiale" e attendere supporti validi ed economicamente accessibili  per poter consultare i libri digitali: allora credo che gli e-book potranno dare davvero una mano all'editoria e al mondo dell'informazione e della cultura. Io dico che tra quattro, cinque anni al massimo, l'editoria digitale avrà superato e forse soppiantato quella tradizionale. È necessario che le case editrici si preparino al cambiamento per poter sfruttare le innumerevoli potenzialità di questo mezzo.

DC: Credi che con la diffusione dei libri digitali anche la vita di uno scrittore possa cambiare? Nel senso di autoproduzione e cambiamento oggettivo di mentalità degli editori e tempistiche nelle risposte a proposte di nuovi manoscritti?
LM: Sì, credo di sì. L'e-book è certamente un ottimo strumento di autopromozione, soprattutto per gli autori esordienti. Cambieranno di certo anche i rapporti tra scrittori ed editori; il libro digitale è uno strumento duttile, veloce, di conseguenza si avrà uno snellimento di tutte le fasi della nascita di un libro, dalla proposta e valutazione dei manoscritti, alla distribuzione. Non dimentichiamo un netto calo dei costi, considerando che per una casa editrice le spese per le copie successive alla prima saranno praticamente pari a zero, così come quelle relative alla vendita, alla promozione e alla distribuzione sul territorio. Un cambiamento di mentalità da parte degli editori è necessario, se vogliono sopravvivere a quella che potrebbe configurarsi come una vera e propria rivoluzione.

DC: Hai tirato in ballo il mondo dell'informazione e della cultura. Guardando alla televisione si nota un impoverimento preoccupante in questo senso. Pensi con questo mezzo sia ancora possibile fare cultura oppure è meglio affidarsi ad altri canali, come, forse, alla rete?
LM: In televisione si salva ben poco. Personalmente seguo solo documentari e alcuni programmi di attualità che vengono trasmessi a orari impensabili. Credo sia ancora possibile fare buona televisione, alcuni ottime trasmissioni che vanno in onda sul satellite ne sono la prova. Quello che preoccupa davvero è l'appiattimento della TV pubblica, il cui compito primario dovrebbe essere appunto quello di diffondere cultura e informazione.
La rete, in questo senso, è un supporto fondamentale. Mi fido molto più di alcuni blog di informazione libera che del TG 1, tanto per fare un esempio...

DC: Per quanto riguarda questo racconto hai preso spunto da un fatto reale. Trai sempre ispirazione dalla realtà oppure a volte viaggi di pura fantasia?
LM: Per le mie storie mi piace molto rifarmi ad avvenimenti di cronaca e attualità, stravolgendoli e inserendo un elemento perturbante, fantastico. Non disdegno incursioni nel regno dell'immaginazione pura, e in questi casi mi piace attingere dalle vecchie leggende regionali italiane. Altro che paese del sole e del mare, lo Stivale è la terra delle streghe, dei folletti dispettosi e delle case infestate!

DC: Ti ritrovi più nella dimensione del racconto o ti cimenti anche nel romanzo?
LM: Finora mi sono sempre cimentato nel racconto, è una dimensione in cui mi trovo a mio agio. La cosa più lunga che ho scritto si aggira sui 50-60.000 caratteri. In tutta sincerità non credo di avere ancora tutti gli strumenti per affrontare una sfida impegnativa come la stesura di un romanzo. Sto lavorando per migliorare, scrivendo con costanza, e un giorno chissà... non ho fretta!

DC: Credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?
LM: Secondo me non è solo importante, è necessario. Quando ho iniziato a buttare giù i primi racconti facevo leggere i miei "capolavori" ad amici e parenti, e tutti a battermi pacche sulle spalle e a dirmi quanto ero bravo. Niente di più sbagliato. Ancora oggi, se voglio tirarmi su di morale, tiro fuori dal cassetto quei primi approcci alla narrativa e la vita mi sorride!
Poi ho iniziato a frequentare i forum di scrittura: per un paio d'anni sono arrivati soltanto consigli, critiche e tirate d'orecchie. Dopo un altro annetto i primi risultati positivi in alcuni concorsi letterari.
Relazionarsi con scrittori più navigati, confrontarsi, discutere degli aspetti tecnici dello scrivere sono passaggi fondamentali per la crescita di un autore.  

DC: A proposito di questo: una domanda disinteressata. Cosa pensi di Una Storia al Mese?
LM: È sicuramente una delle iniziative più interessanti del Web. La possibilità di postare un racconto e vederselo commentato e votato da quindici persone non è cosa da tutti i giorni. Il concorso è gestito molto bene e la gentaglia che bazzica in quel forum è sempre prodiga di critiche e consigli.

Cemento Armato

di Marco Martani
Italia  2007
Commedia

Diego vive la periferia romana da capo branco e ha una ragazza di nome Asia. Un giorno, senza immaginarsi lontanamente quello a cui sta per andare incontro, rompe lo specchietto della macchina sbagliata. Quella appartenente al terribile 'primario', un terribile boss della malavita...

ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER
Visto ieri su raimovie, ne avevo sentito parlare, ma non l'avevo mai preso in considerazione. La storia non è male, un pulp all'italiana, con luci e ombre.
Allora, dal mio punto di vista il plot non è male, scritto bene, scorre veloce, coinvolge lo spettatore in un tessuto narrativo concreto, in cui gli attori si muovono in modo convincente.
La storia però ha diverse svolte narrative che chiedono molto alla sospensione dell'incredulità. Coincidenze che si incastrano in modo troppo automatico e perfetto per appartenere a qualcosa di reale. Senza due dei tre fatti la storia sarebbe stata più credibile, non ci sarebbe nessuno sforzo dello spettatore a credere a quel che accade, quello degli specchietti distrutti dal protagonista, che innesca la spirale di violenza. Non c'era bisogno di aggiungere altri motivi, anzi, sarebbe stato più cinico, più crudele, invece di infarcirlo di fatti più gravi e meno verosimili. Certo, con gli altri a incastro la storia diventa sensazionale, spettacolare, a discapito però, di un tessuto narrativo concreto.
Buona la prova di Vaporidis e della Crescentini, meno convincente nella parte del cattivo Faletti, che, come si è detto un milione di volte, è bravo a fare tutto: il comico, il cantante, lo scrittore, l'attore, a fare la pasta in casa, le madonne di ghiaccio.
Invece a me è parso il meno preparato per la parte, avulso dal contesto.
Un buon film che avrebbe potuto essere ottimo, senza gli escamotagè voluti dagli sceneggiatori.

Giudizio: 3 su 5

Pole Position Manager 2010

Mi ricordo di aver scritto mesi fa questo post, e mi struggevo perché nessuno si prendeva la briga di produrre e mettere in vendita un videogame manageriale decente di Formula1.
Bene, a fine settembre è uscito questo Pole Position Manager 2010, ma io l'ho scoperto per caso, sullo scaffale di un negozio di elettronica, ad un prezzo tutto sommato abbordabile. Di solito questi titoli sconosciuti si rilevano o dei piccoli gioiellini o delle cagate pazzesche. PP2010 non è né l'uno né l'altro. È un prodotto tutto sommato discreto, che si difende decentemente su ogni fronte della gestione di una scuderia di Formula uno. Di gran lunga migliore di quella schifezza di RTL Racing Team Manager, ma è come sparare sulla crocerossa, perché era orribile.
Con questo titolo invece si comincia a ragionare, soprattutto dopo alcune opportuni aggiornamenti, a partire dalla varie patch a un mod che modifica diversi parametri e aggiorna tutte le scuderie e i piloti al campionato 2010. Ha tutte le cose a posto: la sessione di ricerca, produzione, design, sponsor, gestione del personale, test, galleria del vento, settaggio della macchina che comprende alettoni, freni, campanatura, sospensioni, pressione delle gomme, e cambiamenti sensibili dei parametri fanno la differenza tra vincere un gran premio e perderlo alla grande.
Soddisfacente anche la parte r&d per tirar fuori pezzi migliori di quelli in commercio e metterlo in quel posto a tutti. Si può produrre anche il proprio motore, dopo anni di sforzi e sudore. Piccole pecche, come il respawn dei piloti, pensate che Micheal Schumacher ce l'ho ancora tra i piloti a 50 anni suonati. Buona la presenza della federazione che decide ogni anno i limiti dei vari componenti, così che a volte tocca ricercare da zero qualcosa perché sfora.
Ci sono tutte le piste del mondiale attuale, ma avrei voluto che ogni anno magari da questo punto di vista cambiasse qualcosa, con qualche nuova pista - Roma, magari (ihihihihi) - o cambiamenti a livello di calendario. Fico comunque che a ogni stagione, se ne vanno o rientrano alcune scuderie. Purtroppo rimangono sempre le stesse e non se ne creano delle nuove, e credo nemmeno di piloti, ma a questo non ho fatto molto caso. C'è comunque un ottimo editor con cui stravolgere tutto e ripartire da zero.
In linea di massima comunque è un buon gioco, che mi sta intrippando. Forse a questo punto dovrei giocare a un livello di difficoltà superiore, visto che nel 2010 ho preso in mano la Lotus e nel 2011 ho vinto sia il mondiale piloti che costruttori. Ma a volte la storia della formula 1 ci ha stupiti, basta guardare il 2009 con la Brawn.
Se siete appassionati del genere, questo gioco potrebbe piacervi. Costa 30 euro (29,99) ed è scaribalile.
Fateci un pensierino.

Giudizio: 3 su 5

Skippy Muore di Paul Murray

Anno 2010
pagg 816
ISBN Edizioni
(Collana Special Books)

Daniel "Skippy" Juster e Ruprecht Van Doren sono compagni di stanza al Seabrook College di Dublino. Skippy è nella squadra di nuoto e passa le sue giornate attaccato al Nintendo, Ruprecht è un piccolo genio in sovrappeso con la passione per la matematica, le invenzioni e la speranza di comunicare, un giorno o l'altro, con gli extraterrestri. Una sera, in un locale, i due fanno a gara a chi mangia più ciambelle. Accade in un attimo: Skippy diventa rosso in viso, stramazza al suolo e muore in pochi minuti. Da questa fatale competizione prende il via una tragicomica avventura [...]

ATTENZIONE! CONTIENE SPOILER!
Questo romanzo mi ha generato diverse emozioni contrastanti e fatto litigare le mie XII parti multipersonalità. Skippy muore è un malloppazzo di 800 pagine, che non parla solo del ragazzino perito, ma, e soprattutto, del college irlandese di Seabrook.
Una delle mie personalità pensa che sia la storia di un manipolo di sfigati, pieni di complessi e problemi esistenziali, che per sopperire ci danno giù di brutto con droghe e alcool. La maggior parte degli attori di questo libro sono così: Skippy ha gravi problemi esistenziali e caratteriali, certo, aggravati anche da complicazioni familiari. È comunque sfasato, borderline. Seabrook è gestito da preti, ovviamente, c'è il caso di pedofilia. Poi c'è il professore sfigato, di storia, che tradisce la compagna, perché incapace di gestire un rapporto di coppia e infatuato della fatalona di turno. Poi c'è la ragazzina fighettina anch'essa con disturbi della personalità, che diventa anoressica. Gli adolescenti sono giustificati in una certa misura, gli adulti sono rimasti adolescenti.
È sicuramente una scelta voluta dall'autore, ma scarica addosso al lettore ettolitri di sconforto e tristezza. Sembrano quasi delle macchiette, degli stereotipi di problematiche esistenziali e adolescenziali. Non è tutto così, ci sono delle parti divertenti, generate dagli amici/compagni di classe di Skippy, e dalle improbabili invenzioni di Rupercht, il migliore amico.
C'è un'altra personalità invece che ritiene che sia un capolavoro, un romanzo mainstream sperimentale, che approccia la realtà da punti di vista originali e mai scontati, che riporta il disagio di più generazioni nei confronti di una vita incasellata e prestabilita, che non permette evasioni, che non ammette i perdenti. Uno spaccato lucido e inquietante dei nostri tempi, di come le droghe e l'alcool siano così entrate nel quotidiano da essere passate da allarme generazionale ad abitudine.
Insomma, un'opposizione forte, in netto contrasto, che ha aumentato il divario fra le mie diverse personalità. Ammetto che ho fatto fatica a leggerlo in alcuni punti, c'è bisogno di una certa dose di concentrazione. Non è un romanzo semplice, l'intreccio, seppur lineare, è complesso e sovrappone diversi PoV che disorientano - a volte sorprendono piacevolmente - il lettore.
Se siete dei lettori seriali, è un'esperienza che vale la pena di essere vissuta, se siete dei lettori occasionali o non siete abituati a faticare più di tanto su un testo, allora potreste incontrare delle difficoltà, oppure, al contrario, essere illuminati dal dio della lettaratura.

Giudizio: 3,5 su 5

Digitale o non Digitale?

Giovedì 18 novembre c'è stato il fatidico switch-off nella mia zona, cioè, per chi ancora non lo sa, il passaggio totale al digitale terrestre.
Questo ha generato non pochi problemi, soprattutto nei pensionati, e nella gente non molto pratica a maneggiare apparecchiature elettroniche e tecnologicamente più avanzate di un bancomat.
Per me non è stato un problema, ma poi mi sono reso conto del disagio, sintonizzando diversi televisori/decoder di parenti, vicini e amici, e, soprattutto, dopo un'accesa discussione con mio fratello, che mi ha aperto un po' gli occhi sul problema.
Oddio, problema... come già detto, disagio.
Diciamo che questo passaggio al digitale ha avuto i suoi pro e i suoi contro. Il pro è sicuramente la qualità del segnale e l'aumento di canali multimediali. Il contro il disagio del passaggio per le persone meno avvezze al tecnico.
Però... c'è un però, sì. È qui devo dire grazie al fratellone, lo ammetto.
Tutta la questione è stata gestita male, o meglio, è stata gestita in questo modo per via degli interessi legati al passaggio a questo nuovo tipo di trasmissione. Oltre la speculazione iniziale sui decoder, a dir poco scandalosa, perché, a mio avviso, doveva essere disponibile ai cittadini senza sborsare una lira, con sussidio regionale (provinciale, statale, e stocazzo), e non far pagare alla gente anche 100 euro per una scatoletta che ne vale forse 5. Tutto questo giro del fumo è però chiaramente forzato da interessi economici da parte di gestori, o meglio gestore, di emittenti televisivi, direi praticamente quasi monopolista nel ns paese per quanto riguarda le trasmissioni di terra, per competere con l'altro monopolista satellitare.
Disturba questo, certo, ma ciò che è più irritante è l'imposizione al cittadino, di qualcosa di cui praticamente non aveva bisogno. O perlomeno, ci è stata sottratta la facoltà di scegliere.
Non penso fosse così difficile mantenere le trasmissioni sia in analogico che in digitale. Che gliene frega a quelle persone abituate a guardare i 6 canali canonici di avere un resa visiva maggiore, quando stavano bene anche prima a guardarsi Buona Domenica, o L'Arena, con un po' di disturbi o nebbia?
Non fraintendetemi. Io non tornerei indietro. Ora i canali di terra si vedono molto bene, con qualità digitale e in più ho guadagnato dei canali, anche tematici, che prima non vedevo.
Quello che è scandaloso è la mancanza di alternativa, senza sborsare un euro, si intende. Ora se non hai un decoder o una televisione di nuova generazione, puoi solo vedere i puntini neri e bianchi, che a fissarli alla lunga magari ci puoi vedere i defunti, ma non le faccette irritanti di Barbara D'Urso, o le diatribe boriose di Giletti.

Recensione La Clessidra d'Avorio su Mangialibri

Recensione stellare de La Clessidra d'Avorio a cura di Leonardo Caffo sul sito Mangialibri.com.

Alla fine di questo gioiello di Davide Cassia e Stefano Sampietro[...]

[...]con questo capolavoro, ma davvero di alta, altissima letteratura, diventeremo i protagonisti di una storia infinita[...]

Un libro da leggere assolutamente che, già da solo, vale un buon motivo per continuare a sperare nella continua rigenerazione della letteratura italiana. Ah, l'appendice finale sulla partita a scacchi, realmente giocata, lascia al lettore una meraviglia letteralmente irripetibile.

Inception

di Christopher Nolan
USA, Gran Bretagna  2010
Azione, Sci-fi e sticazzi

Dom Cobb è un abilissimo ladro, il migliore al mondo quando di tratta della pericolosa arte dell'estrazione: ovvero il furto di preziosi segreti dal profondo del subconscio mentre si sogna, quando la mente è al massimo della sua vulnerabilità. Le abilità di Cobb ne hanno fatto un giocatore di primo piano nel pericoloso mondo dello spionaggio industriale, ma lo hanno reso un fuggitivo ricercato in tutto il mondo. Ma ora Cobb ha una chance di redenzione, ma solo se riuscirà a rendere possibile l'impossibile.

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere, era la domanda che poneva sempre un fonatissimo Marzullo ai suoi ospiti, che erano tentati di mandarlo a quel paese, ma, visto che erano in televisione, si trattenevano.
Intro originalissima per dire che Inception, come tutti voi saprete, parla di sogni e della manipolazione del tessuto onirico in ogni suo aspetto per carpire segreti al soggetto sognante.
Se cercate un messaggio profondo, o un insegnamento da questa pellicola rimarrete delusi. Se invece non ve ne frega una beata fava del messaggio intrinseco e volete divertirvi e passare delle ore piacevole, ecco, Inception lo fa.
È vero, la trama, nonostante possa sembrare intricata, in realtà è molto lineare, quasi banale, questo però non cancella la spettacolarità delle scene di azione, sparatorie, inseguimenti, esplosioni e bombe a mano.
Io, purtroppo o per fortuna, non cerco mai l'insegnamento da un'opera. Chiaro che mi piace essere sorpreso, shoccato e magari da un punto diverso dal mio. Parto sempre con basse aspettative e con la voglia di divertirmi e questo mi porta ad apprezzare, forse oltre il dovuto, un'opera.
Il film è figo, mi è piaciuto, nonostante pensi che Di Caprio non sia all'altezza, perché pare un bambolotto troppo cresciuto monoespressione, e che con gli effetti speciali potevano anche darci dentro un po' di più. Inoltre aggiungo che gli argomenti trattati possono fare di un film o un libro un'immensa cagata, e qui non è successo, si rimane tutto sommato dentro limiti comprensibili e non si scade nella psichedelia. Oltre a Di Caprio, anche le caratterizzazioni degli altri personaggi mi sono parse adeguate e senza sbavature.
Non è il film dell'anno, non è un capolavoro, ma si lascia vedere, dai.
Non lascia indifferenti. Guardatelo e al limite insultatemi se non dovesse piacervi.

Giudizio: 3,5 su 5

USAM Dicembre: i partecipanti

Anche questo mese il concorso Una Storia al Mese, giunto alla sua 34° edizione, ha raggiunto la quota limite di 15 partecipanti in poche ore.
Inutile ormai dire quanto questo concorso sia diventato importante per i vari autori che si confrontano e interagiscono ogni mese, per migliorare il proprio raccont, il proprio stile e magari venire notati...
Ecco la lista dei partecipanti:

  • Acqua sporca di Matteo Carriero
  • Fermate Rommel di Giuseppe Agnoletti
  • Il bar dei perdenti di Ryan79
  • Il taxi di Cristiana Morroni
  • Incontri sulla via di Olorin
  • Indovina chi sono? di Attilio Facchini
  • Io parlo con i morti di Daniele imperi
  • La cavalcata di Virgilio Tuzzi 
  • La lunga notte della Cosa Enorme di Alfredo Mogavero
  • La Recensione di Maurizio Bertino
  • Orsetto di di Alessandro Cal
  • U' Pozzu di Antonino Alessandro
  • Un Dio per Lilith di Edea Console
  • Una ragazza ingenua di Marcello Gagliani Caputo
  • Vassago di Luca Pagnini
Auguro a tutti un buon USAM!

Harry Potter e i doni della morte - parte prima

di David Yates
Usa GB 2010
Fantastico

Dopo la scomparsa di Silente, la forza distruttiva di Voldemort appare praticamente inarrestabile. Harry Potter ed i suoi due fedeli amici Ermione e Ron sono costretti scappare come fuggiaschi, braccati ovunque dalle forze oscure. La loro ultima speranza è quella di trovare e distruggere tutti gli horcrux e frenare in questo modo l’avanzata del Male. Come riuscirci quando tutto sembra ormai perduto?

Sono un fan da sempre di Harry Potter, mi sono bevuto i 7 libri a tempo record quando sono usciti, coinvolto da persone di cui mi fido.
Al di là di diversi espedienti narrativi che mi hanno fatto storcere il naso in buona parte dei romanzi della saga, mi ha coinvolto e tirato dentro comunque, soprattutto a partire dal terzo, Il prigioniero di Azkaban, perché in un certo qual modo vira verso il gotico e arriva in quest'ultimo a sfiorare l'horror.
Devo essere sincero, avendoli assorbiti in breve tempo, tendo a confondere molti degli episodi dei vari capitoli, collocandoli temporalmente in modo errato. I Doni della Morte non me lo ricordavo proprio, salvo per qualche sporadico flash. Mi vengono in aiuto in questo caso i film, a mio avviso più incisivi rispetto alla narrazione della Rowling, che a volte perde un po' di lucidità e confonde il lettore, mentre la maggior parte delle sceneggiature e la bravura dei registi che hanno preso in mano il malloppo ha fatto sì che alcuni episodi migliorassero rispetto al libro.
È una mia opinione discutibile, ovvio, ma, a parte i primi due, comunque belli, ma ancora troppo ingenui e adatti al pubblico a cui erano rivolti, dal terzo, come già accennato, le cose cambiano. Certo, è il romanzo che ha cambiato registo, ma il film girato da un Alfonso Cuarón ispirato ne ha amplificato il valore. Lo stesso discorso si può fare per Il Calice di Fuoco, il migliore, a mio avviso, fino all'arrivo di questa prima parte dei Doni della Morte. L'Ordine della Fenice non mi aveva convinto, così come il Principe Mezzosangue, ma il problema era probabilmente la mole di dati del romanzo racchiusi in poche ore di film e un calo netto nella narrazione della autrice.
Quindi un plauso all'idea di spezzare in due parti l'ultimo, per portare sullo schermo una versione meno frenetica, meno confusa e con il rischio di tagliare fuori qualcosa di importante. Chiaro che è pure una spudorata operazione commerciale, ma la cosa non mi infastidisce più di tanto, visto la resa del primo film.
Sinceramente, la prima parte del romanzo descritta nel film mi aveva quasi annoiato, ma vista sul grande schermo ha una grande resa, merito sicuramente di una sceneggiatura illuminata e di una regia magistrale. Gli attori inoltre ormai sanno cosa fare a memoria, calati da diversi anni nel loro personaggio. Quello meno in palla mi pare sempre Ratcliffe, in confronto alle interpretazioni di tutti gli altri. Ma forse è solo perché è quello che meno mi piace nel constesto della saga, il che è tutto dire, visto che IL protagonista. (in realtà mi stava sulle palle pure Silente). Preferisco, a dire il vero, tutti gli altri, a partire da Hermione, Ron e compagnia bella. Il mio preferito in assoluto rimane Severus Piton.
Un altro punto forte, confermato e anzi rafforzato, è la scenografia. I vari luoghi dove i tre si smaterializzano sono molto belli ed evocativi. Dai boschi nebbiosi alle alture innevate fino alle rive di fiumi e laghi. Molto suggestivi, con impatto visivo da mozzare il fiato.
Una buona dose di azione a suon di incantesimi, e morte, sangue, emozioni e anche qualche lacrimuccia per la dipartita di personaggi a cui ci si era affezionati.
Insomma un ottimo film, migliore, a mio avviso, del romanzo.

Giudizio: 4 su 5

Radio commerciali e pubblicità

Questa non vuole essere una polemica, o, perlomeno, lo è, ma è anche una riflessione.
Alla mattina mi devo sparare circa tre quarti d'ora di auto, traffico e imprecazioni per arrivare al lavoro. E anche alla sera, stesso discorso.
Sai che novità, la maggior parte dei lavoratori con vari mezzi incappa in queste tre variabili in ordine sparso. La mia riflessione però non è sullo scazzo del viaggio, ma su quello che trasmettono le radio private.
Farò nomi e cognomi, così da poter essere querelato.
Non sono alternativo, ho gusti nazional popolari, anche se mi ritengo, probabilmente a torto, al di sopra di certe logiche di mercato. Quindi ascolto di tutto, dai Puffi, al heavy, i cori russi, la musica finto rock, la new age italiana, il free jazz, ecc, ecc.
Per il momento quella dove tengo fermo di più la nervosa rotella di selezione è Radio 101, poi a cascata altre, come RDS, RMC, Capital, e via così.
Bravi, belli, simpatici... ma minchia, quanta pubblicità.
Fermi tutti. OK. Le radio di questo tipo campano di questo, lo so. Però l'utente finale sono io, cazzo. D'accordo, posso girare su radio meno commerciali, mettere su un cd e via. E spesso lo faccio, quando lo scazzo arriva a mille.
Prendo ad esempio R101:
Speaker che parla di qualchecosa - canzone - pubblicità - speaker - promozione - pubblicità - canzone - speaker e poi il giro ricomincia con pubblicità, ecc.
Dico io. Una canzone. Una ne passano, quasi mai 2 di fila. In un viaggio di un 45 minuti, riesco a sentire si è no 4-5 pezzi musicali che, se va di lusso, sono 15 minuti (e sono ottimista)
Capite? È meno del 50%, quando va bene.
Quando va male sono 10 minuti di canzoni, il resto è speaker (che se non ti sta simpatico, so' cazzi, ma in quel caso io cambio stazione) e pubblicità.
Quest'ultima a mio avviso, a parte rompere le palle, occupa troppo spazio. Gli interventi dei conduttori quanti saranno? 3-4 da pochi minuti, il resto è pubblicità.
Non ho ancora cronometrato, ma probabilmente lo farò.
4 canzoni, in media 3 minuti, stiamo larghi - 15 minuti
3 speaker, in media diciamo 2 minuti, ancora larghi - 10 minuti
quindi 25.
40-25=15
Quindi io mi sorbisco 15 minuti di rottura di palle, il 33%. Pare poco, direte voi, ma vi assicuro che è tanto. Soprattutto pensando a quelli che si fanno un'ora o più.
Non so nemmeno come sia la regolamentazione audiovisiva in questi casi, e mi fustigherò per questo.
Eppure devono campare, come ho detto. Ci sta. Ma mi domando se ci sia altra gente che la pensa come me. Cioè, tutti si sorbiscono questa percentuale di reclame senza pensare: michia che stracciamento di maroni? Forse la mattina siamo anestetizzati dal sonno e la sera rincoglioniti dal lavoro. O, molto probabilmente, è capitato anche a me, si inizia a riflettere e a pensare e la radio diventa un sottofondo, e, di conseguenza, anche la pubblicità. Boh.
Comunque, quando sono in acido veramente, come ho detto, metto su un cd, o giro su stazioni che fanno solo musica, non hanno speaker e fanno poca pubblicità, come Gammaradio o Otto fm (credo che quest'ultima si senta solo dalle mie parti).
Sicuramente ce ne sono tante altre. Accetto suggerimenti.

USAM Novembre: Classifica Finale!

Ci siamo! Vado ad annunciare la classifica finale della XXXIII edizione di USAM. So che siete lì in trepidante attesa, strappandovi le vesti, i capelli e oggettistica varia.
Non voglio tenervi sulle spine, a meno che non siate dei fachiri. (sono simpatico, eh?)


1 - Gerusalemme 48 di Roberto Bommarito
2 - La cometa dell'intelligenza di Alberto Priora
3 - La casa vicino al bosco di Attilio Facchini
4 - Bersagli di Luca Pagnini
5 - Single di Selene B.

Complimenti a Roberto per la seconda vittoria e grazie di cuore ai finalisti, a tutti i partecipanti, a chi ha commentato e... insomma, a tutti!

Sunshine Cleaning

di Christine Jeffs
Usa 2008
Commedia


Rose Lorkowski al liceo faceva la cheerleader, ora intorno ai trent'anni fa la domestica; vuole sbarcare il lunario per pagare gli studi all'eccentrico figlio di otto anni Oscar. Rose ha una sorella più giovane, un po' scoppiata, Norah, che vive ancora a casa con il padre Joe, un uomo sempre alla ricerca del modo migliore per fare soldi. Un giorno però Rose scopre che esiste qualcosa di molto più redditizio di fare la semplice cameriera e si mette in società con la sorella Norah. Le due ragazze mettono in piedi una agenzia che ripulisce le scene dei crimini: la Sunshine Cleaning.

Quante volte ho detto che il giudizio di una qualsiasi opera, sia essa cartacea, digitale, pellicolosa o puré di patate è influenzata dall'aspettativa?
Tante, non le conto più, o meglio, non le ho mai contate.
Comunque questo è un altro di quei film che la mia dolce metà ha chiesto di poter vedere, e io, di buon grado - soprattutto per accumulare punti fedeltà e poi vedere qualcosa di orrorifico o fantascenzioso - mi sono messo il cuore e in pace e lanciato la visione.
Quindi aspettativa bassa e, come di consuetudine, il film mi è piaciuto. Niente di eccezionale, per carità, però simpatico, divertente, emozionante, con un buon ritmo e personaggi credibili, ben delineati. Uno spaccato di vita, una struttura narrativa semplice, che non scade nel sensazionalismo e nello scontato, ma viaggia su una linea coerente, senza sussulti o colpi di scena forzati, come vorrebbe un sceneggiatura hollywoodiana. Sì, perché la produzione è di un'etichetta indipendente, attori bravi, ma non famosi o issimi e buona sceneggiatura. Non che io voglia esaltare l'indipendenza dal colosso, non schifo le produzioni degli studios, ma è l'ennesima conferma che con un budget limitato e con attori competenti e un'ottima scrittura, si possono produrre comunque dei buoni film. Naturalmente poi i conti si fanno al botteghino, senza un'adeguata promozione, la pellicola ha incassato negli USA solo 11 milioni di euro (magari nonostante tutto non sono andati in rosso).
C'è un certo fil rouge di tristezza nella trama, ma non tanto da tagliarsi le vene, perché i protagonisti combattono con i problemi di tutti i giorni e non contro funghi rosa o licantropi glabri. E poi il messaggio del film è anche quello di non mollare mai, anche se ci sente dei falliti, e di contare sulle cose importanti, valori come la famiglia, l'amore, ecc, ecc e una sana dose di gelato alla vaniglia.
In fin della fiera, se volete un film piacevole per passare qualche ora spensierata senza zombi, vampiri dorati e mostri viscidi e melmosi, questa pellicola è l'ideale. Se vi piacciono solo quelli con le esplosioni, gente che entra ed esce volando, uomini che si tramutano in salsa tartara, allora non guardatelo.

Giudizio: 3,5 su 5

I finalisti di USAM Novembre

Dopo lunga e accesa discussione in cui è stata svelata anche la formula della barriera antiresidui, ecco la lista dei finalisti:



- Bersagli di Luca Pagnini
- Gerusalemme 48 di Roberto Bommarito
- La casa vicino al bosco di Attilio Facchini
- La cometa dell'intelligenza di Alberto Priora
- Single di Selene B.

Complimenti ai 5 e un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti.

Tombe d'acciaio, L'anima errante e Essenza rimossi da Lulu

Oggi ho fatto un scelta che avrei dovuto già fare da diversi mesi, anzi, qualche anno.
Cioè togliere dal download gratuito su Lulu.com tre opere della mia vasta produzione.
Questo non perché io non le ritenga degne di lettura, ma semplicemente non soddisfano i parametri minimi di un editing decente.
Al contrario dei titoli ancora disponibili che hanno comunque un livello di revisione dal discreto all'ottimo e che ho tolto dallo status free perché mi sembra di denigrarli, soprattutto perché il mercato degli ebook si sta muovendo, e magari qualche euro riesco a tirarlo su.
Ecco il livello di editing delle opere su Lulu.com:

- La Prigionia del Cielo -> Ottimo (editing di Daniele Bonfanti & Simone Corà)
- Doll in Love -> Buono
- Itaca -> Discreto (Raccolta di poesie)
- Tombe d'acciaio -> Scarso
- L'Anima Errante -> Imbarazzante
- Essenza -> Disastroso

Quindi, come avrete di certo intuito, gli ultimi tre sono stati ritirati e riappariranno, probabilmente, in futuro, dopo approfondito editing.
Nel frattempo scaricate e/o comprate i primi tre. La raccolta di poesie se proprio ci tenete e siete curiosi di vedere cosa ho combinato.

Persons Unknown - aggiornamento

In Italia è arrivato alla 10a puntata, mi pare. Io sono arrivato alla 6a e un po' mi sono stufato. L'iniziale entusiasmo si è spento per via della narrazione un po' ripetitiva, ma soprattutto per le caratterizzazioni dei personaggi, alla lunga un po' noiosi.
Immagino non sia semplice tenere alta la suspense per 13 puntate, sempre con lo stesso focus
Joe Tucker, il leader del gruppo, perlomeno all'inizio, mi ha stancato, con i suoi silenzi e i suoi misteri (a ragione, se continuate a seguirlo), e anche gli altri iniziano a starmi antipatici. Forse per via di una virata degli autori verso l'introspezione, scelta secondo me non troppo azzeccata. Sarà probabilmente anche un problema di doppiaggio, chissà.
Un altro che mi da sui nervi è Mark Renbe, il giornalista che sta indagando sul caso degli scomparsi. Mi pare che a volte si comporti come un malato di mente, ma il problema di fondo e il ruolo che gli è stato dato: del paladino che si scontra con la superorganizzazione segreta che fa esperimenti per il bene dell'umanità.
Questa direzione narrativa non mi piace per niente, perché ha il sapore di troppo letto e troppo visto e di scelta semplice. È chiaro che per giustificare tutto quanto era probabilmente la scelta più ovvia, ma non l'unica.
Vediamo come evolve nelle prossime puntate.

Shadow di Federico Zampaglione


di Federico Zampaglione
Italia 2010
Horror
Medusa
David è un giovane soldato di ritorno da un giro di servizio in Iraq, che decide di intraprendere un'avventura in mountain-bike per l'Europa per dimenticare il suo passato da reduce di guerra. Nei boschi incontra la graziosa ragazza straniera Angeline con cui fa squadra per esplorare i pittoreschi dintorni. Presto il contesto naturale si trasforma in un incubo, con due cacciatori che li inseguono per ucciderli e un nemico ancor più oscuro ad attenderli che costringerà David ad affrontare paure peggiori di quelle affrontate durante la guerra. Incontrare Morthis, il macellaio assetato di sangue, e scoprire che la realtà è più macabra di qualsiasi incubo. Per David sarà il brusco risveglio in una realtà che voleva dimenticare

Apro dicendo che a volte è meglio per un artista rimanere nel suo ambito. Nel senso, ho apprezzato diverse canzoni dei Tiromancino, anche se Federico Zampaglione non mi è mai stato troppo simpatico (e manco la Gerini).
Ecco, mi domando perché si sia messo a scrivere sceneggiature e a fare il regista. Nerobifamiliare era noioso e scontato e questo horror ha dentro delle ingenuità narrative mostruose e un espediente finale da strapparsi i capelli dal nervoso.

[Spoiler ON]
Non leggete se volete guardare il film.
Nemmemo mia nonna, pace all'anima sua, avrebbe scritto tutta una sceneggiatura per poi rovinarla tutta con nel finale con l'espendiente onirico. Il protagonista passa attraverso decine di disgrazie per poi scoprire che era tutto un sogno e si ritrova al risveglio su un letto di ospedale. Fa incazzare, dai. Nemmeno la Meyer l'avrebbe fatto, neppure Moccia.
[Spoiler OFF]

Poi, in fin della fiera il film non procede male, c'è una certa suspense, anche se, si cade nei vari cliché degli horror, con i personaggi che si comportano in modo stupido, fuggendo sempre per la strada sbagliata. Cioè, hai una bici, no? E sei inseguito da un fuoristrada, che per sua stessa natura può andare appunto fuori dalla strada, ma, mio dio, tu hai una cazzo di bici e allora passa attraverso il bosco, o no? E poi, due tizi che inseguono questi con le bici, entrano in una zona brutta brutta, il cane feroce che hanno lanciato all'inseguimento non si trova più, ed escono con la frase tipici "dividiamoci". Cazzo, basta, ma provate voi ad andare in un di bosco sperduto, che non sai dove sei, e dire al tuo socio "dividiamoci". Michia, come minimo ti manda a fare in culo. E poi come ci ritroviamo? Non è che ho un cazzo di GPS in testa!
Va bene. Al di là di alcune parte discrete, questo film è poca cosa e tutto viene veramente distrutto dal finale.
Se potete, statene alla larga.

Giudizio: 1,5 su 5

Intervista Cassia Sampietro su La Tela Nera

Piovono interviste per il mirabolante duo Cassia e Sampietro autori de La clessidra d'avorio.
Simone "bum bum silente" Corà li ha intervistati per LaTelanera.com.

L'alchimia è una metafora affascinante del tentativo dell’uomo di superare i limiti della realtà contingente, sia che si parli di elisir di lunga vita o di trasmutazione dei metalli. Nell'immaginario culturale occidentale, la “grande arte” è simbolismo, mistero, abnegazione, potere... tutti elementi ideali per uno sviluppo narrativo.

Sampietro e Cassia intervistati da Marcello G. Caputo

Intervista ai due mirabolanti autori de La clessidra d'avorio da parte di Marcello Gagliani Caputo.

"La clessidra d’avorio è un romanzo storico, quindi il lavoro di ricerca è nato con la documentazione sui primi anni dell’Ottocento (in particolare per quanto riguarda Francia, Stato pontificio e Granducato di Toscana) e del Seicento (con riferimento principalmente alle problematiche legate al viaggio, per terra e per mare, ma non solo). Una parte importante del nostro studio ha poi riguardato gli aspetti alchemici ed esoterici, non senza una certa “difficoltà” da parte mia, vista la mia personale impostazione scettica..."


Intervista a Roberto Bommarito, vincitore della XXVI edizione di USAM

DAVIDE CASSIA: Prima di tutto, complimenti per aver vinto la XXVI edizione di Una Storia al Mese. Parlaci un po' del tuo racconto: come è nata l'idea?
ROBERTO BOMMARITO: Ti ringrazio.
L'idea è nata proprio dal mio sconosciuto. Un uomo di cui a tutt'oggi ignoro l'identità, ma che ho avuto occasione di incrociare più volte nella mia vita. La prima volta avevo sedici anni o giù di lì. Ricordo solo che catturò la mia attenzione, forse per via dell'aspetto un po' eccentrico: giovane ma con una barba troppo lunga, alto, magrissimo, una corona di capelli stile afro, occhialini rotondi alla Harry Potter e pantaloncini kaki da esploratore vittoriano alla caccia di tesori perduti. L'ho rincontrato diverse volte nel corso degli anni, sempre in momenti inaspettati.
Poi, dopo una pausa di cinque anni, mi è capitato di rivederlo. In quel momento ero in compagnia di un mio amico. Gli ho fatto: «Ti è mai capitato di notare più volte la stessa persona, a distanza di anni, senza sapere di chi cazzo si trattasse?» E il mio amico, senza pensarci su più di tanto, ha risposto di sì. Anche lui aveva il suo sconosciuto. L'idea del racconto è nata da questo episodio.

D: Credi nel destino, oppure nulla è prefissato ed esiste veramente il libero arbitrio?
R: Credo che la realtà si esprima su più livelli. Mi spiego. Nella realtà quotidiana, tutto ciò che accade sembra frutto di una causa. Se casco, mi faccio male. Se canto, faccio pena. Ma a livello di micro-mondo, ovvero quello della realtà quantistica (che è la stessa realtà dove avvengono i processi mentali), l'evidenza sembra dire il contrario: non tutto necessita di una causa.
Ma al di là dei discorsi razionali, credo che la realtà percepibile dalla ragione sia limitata. La scienza può accedere solo a quella parte della realtà misurabile con strumenti scientifici. Ci sono aspetti della realtà, e dell'essere umani, che sfuggono a qualsiasi misurazione. E che hanno a che fare col sentire. Col sapere. Col sapere in modo immediato cosa è vero e cosa non lo è. Quando uno odia, sa di stare odiando. Quando uno ama, sa di stare amando. Odio e amore non sono misurabili, ma entrambi veri tanto quanto il monitor che ho davanti a me in questo momento.
E anche se un domani dovessimo trovare un modo di misurare i sentimenti, trasformandoli in una formula chimica e matematica, sarebbe come guardare una strofa scritta su un pezzo di carta e pensare che quella è la musica. Ma non lo è. La musica è quella che ascoltiamo, ciò che ci trasmette, e nessuna rappresentazione su carta può mai sostituirla. L'unica verità è quella che viviamo in prima persona sulla nostra pelle. Quella che sentiamo.
Dalla filosofia classica alle religioni misteriche, dagli gnostici cristiani ai cabalisti, per migliaia di anni questo tipo di sapere – non misurabile, ma immediato – è stato ritenuto la forma più alta di conoscenza. Ma purtroppo oggi spesso ci dimentichiamo che chi ci ha preceduto aveva un'educazione diversa, non guardava la tv e non leggeva i giornali: e quindi con ogni probabilità aveva una mentalità molto meno ottusa e colma di cliché e preconcetti (come l'idea che l'unica verità reale sia quella tangibile) della nostra.
Per un certo periodo della mia vita ho ritenuto che le scelte non esistessero perché razionalmente tutto sembrava dovesse avere una causa. Oggi la penso in modo diverso. Per la semplice ragione che ci sono momenti dove sento di stare facendo una scelta. Ho vissuto per anni senza farne alcuna, trascinato dagli eventi. Forse nasce proprio da questo contrasto in me la consapevolezza di stare scegliendo nel momento in cui lo faccio. Quindi sì, credo nel libero arbitrio.

D: Si parla anche di droga. Pensi ci sia un modo per sconfiggere la sua diffusione, oppure è un'utopia?
R: Bisogna fare una distinzione netta fra droghe distruttive, come cocaina, eroina e così via, e droghe come il DMT, che sono state usate per millenni dagli sciamani come modo di espandere la propria coscienza.
Le leggi che proibiscono la diffusione della droga servono solo ad arricchire i trafficanti. Più è proibita, più è costosa. Più è proibita e più rappresenta una tentazione per i giovani, perché il suo uso – e qui parlo anche per esperienza personale – diventa in qualche modo simbolo di ribellione. Eppure non proibiamo l'uso di alcool o delle sigarette che di vite ne distruggono in egual misura.
Ma la percentuale dei fumatori è in diminuzione. Oggi la gente sa quali danni arreca il fumo e di conseguenza fuma meno. Credo che il miglior modo di opporsi alla droga non sia proibirla, ma educare la gente. Una cosa che, a mio parere, dovrebbero fare anche le istituzioni scolastiche. Parlare con qualcuno disposto a condividere la propria esperienza, qualcuno che porta negli occhi, in faccia e sulle braccia i segni della droga, ovvero mettere i giovani a contatto diretto con la verità, toglierebbe la voglia a molti adolescenti di sperimentare con eroina e similaria.
Ma, come ho detto in precedenza, non tutte le droghe sono distruttive. Diversi autori, fra i quali Terence McKenna, così come sperimentazioni di laboratorio, per esempio quelle condotte dallo psichiatra Rick Strassmann, hanno dimostrato come l'uso del DMT possa avere addirittura un effetto positivo su chi ne fa uso, permettendogli di varcare "le porte della percezione". A mio parere, un uso responsabile del DMT non andrebbe, al contrario di molte altre droghe, scoraggiato.

D: La creatività si amplifica, secondo te, sotto l'effetto di stupefacenti o alcolici?
R: Sono convinto che la creatività nasca da una specie di "attrito" fra quello che siamo e il mondo che ci circonda. Ogni tipo di stimolazione ha il potenziale di amplificare la creatività e l'uso di stupefacenti e alcool sono proprio questo: uno stimolo esterno con il quale ci confrontiamo.
Ci sono stati artisti come Jackson Pollock, e scrittori come Charles Bukowski, che forse senza l'alcool non avrebbero mai partorito le stesse opere che li hanno resi tanto importanti oggi. Ma è anche vero che ci sono tantissimi artisti e scrittori che non hanno mai fatto uso di droghe e alcool. Emily Dickinson, il suo stile di vita, non si potrebbe di certo definire bohèmien. Alla fine, droga o non droga, una mente creativa crea perché ha bisogno di farlo.

D: Credi che uno scrittore prima o poi debba impegnarsi nel sociale con il suo lavoro o può rimanere tutta la vita uno scrittore di evasione?
R: Nessuno scrittore può prescindere dalle sue esperienze, dalla sua personalità, dal suo modo di relazionarsi con la vita e con gli altri. Penso che il livello di impegno sociale di uno scrittore dipenda da questo: dal tipo di persona che è. Sono convinto sia un bene che ci siano sia scrittori impegnati nel sociale che di evasione. E che sia scrittori che lettori siano liberi di scegliere cosa scrivere e cosa leggere.

D: Perché hai iniziato a scrivere? Per emulare qualche scrittore che ammiravi, perché pensavi di poter fare meglio di quelli che leggevi, o è un bisogno che senti dentro?
R: Per una ragione molto personale. Non sono un tipo di persona che esprime facilmente le proprie emozioni, né tanto meno sono cresciuto in un contesto familiare che me lo permetteva. Una delle prime memorie che ho è quella di mia madre che mi diceva stizzita: «Zitto, sta’ zitto!» Di conseguenza, credo che in me si sia sviluppato un certo bisogno di comunicare, perché angosciato dalla paura di non esserne capace.

D: Credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?
R: Dicono che l'unico modo di imparare a scrivere è leggere. E credo sia vero. Leggere è un modo di confrontarsi con qualcuno che ha imparato meglio di te a raccontare ciò che tu vorresti dire. L'arte non è solo talento, ma talento e mestiere. Il mestiere è qualcosa che si impara, con tanto tempo e altrettanto sacrificio.

D: Cosa pensi quindi di Una Storia al Mese?
R: È un ottimo modo di confrontarsi, appunto, e specialmente di migliorare. Oltreoceano sono molto comuni i workshop di scrittura creativa. USAM è un po' come un workshop online. Permette agli scrittori di maturare. E di crescere anche come persone, perché non sempre è facile accettare le critiche e capire che quello che scriviamo può non piacere quanto vorremmo. Ma accettandolo, si dà l'opportunità a se stessi di migliorare.

D: Hai mai pensato alla scrittura come professione?
R: Ci penso, sì. Quello che so è che vorrei imparare a scrivere ed esprimermi nel miglior modo possibile. Trovare una voce che possa sentire essere la mia. Ma non posso sapere dove mi porterà questa strada.

The Walking Dead

The Walking Dead è una serie horror a fumetti pubblicata dalla statunitense Image Comics. creata da Robert Kirkman e illustrata da Tony Moore per i primi 6 numeri e da Charlie Adlard per i successivi. In Italia è pubblicato da SaldaPress.
La serie televisiva ha esordito negli USA 31 ottobre e in prima visione in Italia il 1 novembre su Fox. Si tratta di una miniserie in sei puntate da un'ora. Si parla già di una seconda stagione, ma manca una conferma ufficiale.
Non conoscevo la serie a fumetti e quindi sono partito vergine, bello e lindo. Certo, di film, fumetti, libri, incursori anali che parlano di Zombie sono pieni i cimiteri (ah, ah, ah, che ridere) e quindi si parte comunque con un po' di sano scettiscismo.
Con questi presupposti, devo dire che la prima puntata è stata una piacevole sorpresa. Il plot non è scontato, ed è comunque intrigante, soprattutto per la visione catastrofica dove la maggior parte della popolazione terrestre si è trasformata in zombie e i pochi sopravvissuti si devono fare un mazzo tanto per non venire mangiati.
Il regista Frank Darabont non è l'ultimo dei pirla, visto che ha diretto filmoni come Il Miglio Verde e Le Ali della Libertà, rendendoli in un certo senso migliori rispetto al testo (tutt'e due di King, guarda un po').
Dialoghi buoni, qualche scena un po' troppo emo, ma comunque piacevole e una giusta dose di violenza, sangue e frattaglie. Hanno soddisfatto il mio gusto, che non sarà certo eccelso, ma che comunque è abbastanza esigente.
A parte la scena da paraculi iniziale, intuibile già dai primi frame, e che non dirò per non spoilerare, il resto scorre via bene, tenendo inchiodati al divano e non scadendo mai nel già visto, o perlomeno nel troppo visto.
Aspetto con trepidazione la seconda puntata.

I 15 partecipanti a USAM Novembre

Questo mese il limite di 15 racconti per la nuova edizione di novembre di USAM, la XXXIII, si sono esauriti nel giro di 13 ore. Il concorso, quindi, nonostante siano passati più di 2 anni dalla prima edizione, è ancora bello vivo e scattante, con autori ormai conosciuti a darsi ancora battaglia e a confrontarsi e aiutare le nuove leve.
Non smetterò mai di ricordare a tutti che il valore aggiunto di Una Storia al Mese è appunto il confronto e il miglioramento.
Ecco a voi i 15 partecipanti di questo mese:

- ACB013X - di Maurizio Bertino
- Bersagli - di Luca Pagnini
- Direzione riviera - di Matteo Carriero
- Gerusalemme 48 - di Roberto Bommarito
- In fuga - di Medusa
- La casa vicino al bosco - di Attilio Facchini
- La cometa dell'intelligenza - di Alberto Priora
- La stazione - di Giuseppe Agnoletti
- La valle degli alberi che camminano - di Daniele imperi
- L'Era dei NanoMinchiarelli - di Giusi Grillo
- L'ultima Corsa - di Marcello Gagliani Caputo
- Oltre la superficie - di Carmelo M. Tidona
- Single - di Selene B.
- Tre buoni diavoli - di Leonardo Boselli
- Un nuovo inizio - di Antonino Alessandro

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti e vinca il migliore!

Recensione e Intervista Clessidra su Arteinsieme

Fioccano le recensioni de La Clessidra d'Avorio e, per il momento, tutte molto positive e questo non può farmi che piacere.
Oggi vi segnalo la recensione di Arteinsieme a cura di Renzo Montagnoli.
[...] Questo romanzo, scritto veramente in modo eccellente, perché non è facile intercalare nella narrazione epoche diverse senza far venir meno l’interesse, è in pratica una grande metafora, un’opera che a prima vista può essere scambiata per una spy story, o per un affondo nel mondo oscuro dell’esoterismo, ma se c’è una magia qui c’è solo quella di due autori [...]

Oltre alla bella recensione anche un'intervista ai due autori, che trovate bel belli qui in queste fantastiche foto.
A voi capire chi è l'uno e chi è l'altro. :)

Liberi di Scrivere recensisce La Clessidra d'Avorio


La clessidra d’avorio edito nella collana Mezzanotte della Edizioni XII e scritto a quattro mani da Davide Cassia e Stefano Sampietro è senz’altro una piacevole sorpresa per gli amanti dell’avventura e dell’esoterismo [...]

Recensione de La Clessidra d'Avorio a cura di Marcello G. Caputo

Prima recensione de La Clessidra d'Avorio da parte di Marcello Gagliani Caputo.
Molto positiva. Mi ha messo di buon umore.

[...]La clessidra d’avorio è un libro straordinario, innanzitutto per il profondo e metodico lavoro di ricerca bibliografica e storica che c’è dietro, ma anche perché scritto egregiamente. La storia è appassionante, i personaggi incredibilmente reali, l’ambientazione affascinante e quasi palpabile e non mancano i colpi di scena, le fughe rocambolesche e gli inseguimenti stile cappa e spada. La ricerca di questo oggetto dotato di straordinari potere alchemici coinvolge fin dalle prima pagine, ci si affeziona immediatamente allo scettico Darius Berthier de Lasalle, a suo figlio Sebastien, al donnaiolo Moran de la Fuente, e li si segue nel loro viaggio sempre con l’ansia che possa succedergli qualcosa, che questa avventura possa riservargli spiacevoli sorprese.[...]

Leggi la recensione completa su marcellogaglianicaputo.wordpress.com

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