Sull'onda dell'entusiasmo suscitatomi da CreateSpace, presto arriveranno i formati cartacei di tutti i miei romanzi.
Ho colto l'occasione per rinnovare le cover e renderle un po' più accattivanti e, diciamocelo sinceramente, un pelo più professional.
Il Sangue degli Angeli è già disponibile su Amazon e lo trovate a questo indirizzo.
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Il sangue degli angeli - Recensione di Alex Girola
Recensione di Alex Girola sul suo Plutonia Experiment de Il sangue degli angeli.
È del 17 luglio 2012, ma ve la ripropongo perché magari qualcuno se l'era persa e perché fotografa bene pregi e difetti del romanzo.
Davide Cassia è un autore di genere che da anni frequenta il frizzante sottobosco dell’editoria autoprodotta e della microeditoria superspecializzata.
In passato mi è già capitato di leggere qualcosa di suo, divertendomi. Ora, dopo qualche anno, mi sono trovato davanti questo nuovo romanzo e non ho potuto fare a meno di comprarlo [continua a leggere]
Il sangue degli angeli - Nuova cover
Nuova si fa per dire, è la prima a cui avevo pensato, ma che non finiva di piacermi. Ho riflettuto e sono arrivato alla conclusione che questa, seppur con qualche imperfezione, rifletta di più il carattere del romanzo e che sia visivamente più interessante.
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Il sangue degli angeli - recensione su Amazon.it
Recensione de Il Sangue degli angeli da parte di un acquirente Amazon.it
Lieta sorpresa 18 agosto 2012
il sangue degli angeli è stata una autentica sorpresa. L'autore dimostra mestiere nel padroneggiare molto bene la trama, decisamente originale nonostante il debito palese nei confronti del film Ghostbuster, nel delineare bene i personaggi e nel mantenere un ritmo di narrazione serrato fino alla fine.
Altra nota positiva è l'editing, solitamente punto dolente per le autoproduzioni. qua è preciso e che spicca per qualità, ho contato giusto due refusi e qualche errore nella marcatura alla fine dei primi capitoli che narrano le origini di Markus.
Decisamente promosso, credo non sarà l'unico libro che leggero di questo autore.
Il sangue degli angeli - quarto capitolo
4.
In anni
di studi teorici e attività sul campo, il dottor Filippo Redoli aveva
progettato diverse apparecchiature elettroniche, poi assemblate in
collaborazione con Giorgio Parca, per la rilevazione, la circoscrizione e lo
stoccaggio di entità e fenomeni elettromagnetici anomali.
Lo
scienziato aveva verificato che le entità erano molto sensibili a determinati
ultrasuoni e venivano attirate verso la fonte di tale emissione o, al
contrario, tendevano ad allontanarsene su altre frequenze. Aveva inoltre
sperimentato che su una certa scala di visualizzazione a infrarossi, con dei
filtri particolari, era possibile intravedere le entità e i loro movimenti.
L’ultima e non meno importante scoperta era stata la reversione di ionizzazione
con cui era possibile catturare le entità.
Ne
erano nati un semplice fischietto, come quello usato per il richiamo dei cani,
per attirare l’entità, e delle minitorrette a emissione per circoscrivere la
zona di intervento. Degli occhiali a infrarossi per la visualizzazione e una
trappola a ionizzazione azionabile con un semplice telecomando e munita
anch’essa di un riproduttore a ultrasuoni.
I tre
erano equipaggiati con questa strumentazione quando salirono le scale verso
all’ala sospetta, in cui erano state preventivamente spente le luci.
Piazzarono
una torretta respingente sulla soglia delle scale che portavano al pianterreno
e si inoltrarono nella semioscurità del corridoio.
A terra
erano presenti diversi libri e molti fogli, testimoni dell’evento, sul visore
agli infrarossi risaltava solo il bianco della carta, che loro vedevano con una
sfumatura di verde.
La
tattica era molto semplice: circoscrivere la zona con torrette a ultrasuoni
negativi per incanalare l’entità verso la trappola. Avrebbero potuto anche
soltanto installare la trappola e attendere, ma in passato erano successi
spiacevoli incidenti, avevano perso l’attimo favorevole per la cattura e
l’entità si era dileguata.
Per chi
ne aveva dovuto sopportare la presenza, la sparizione era un fatto positivo, ma
per loro, che basavano tutta la loro attività sullo stoccaggio del fenomeno,
era un bel guaio.
Il
primo passo era delimitare le zone di fuga, perché avevano appurato che le
entità non amavano passare attraverso i muri, ma preferivano usare porte,
finestre, tombini e altri varchi. Allo stato attuale degli studi, Red non era
ancora in grado di stabilire cosa fossero, se fantasmi nel senso stretto del termine,
anime di defunti o qualcosa d’altro. L’unica certezza era appunto che non
amavano passare dalle pareti, e che erano composti da un’essenza impalpabile di
cui lo scienziato non aveva ancora scoperto la composizione.
Entrarono
nella stanza indicata dalla ragazza, quella degli autori horror contemporanei.
In alcune zone c’erano macchie rosa, segno della presenza di un corpo caldo, in
fase di raffreddamento. Anche alcuni libri a terra e sugli scaffali recavano
tracce di calore prodotto dalla bibliotecaria. L’entità non era lì, o perlomeno,
i tre non riuscivano a percepirla.
Girarono
per tutta l’ala, coprendo ogni possibile zona di fuga. Poi tornarono nella
stanza, ripulirono un’area spaziosa da fogli e libri e piazzarono la trappola.
Prima di azionarla si appostarono a distanza in tre angoli diversi.
Mac
azionò il richiamo. Non successe nulla: tutto rimase immobile. Era raro che
l’entità si manifestasse immediatamente, ma qualche volta era successo in
passato: nemmeno il tempo di azionare la trappola e l’entità era già lì,
visibile, a volte anche a occhio nudo. Alcune persone erano più sensibili di
altre allo spettro di rifrazione e vedevano i fantasmi chiaramente, come qualcosa
di reale, altri solo nebbie e strane ombre in movimento. C’era qualcosa che risvegliava le entità, spesso un
individuo particolare o un’eccezionale congiunzione di eventi.
Non si
mossero per una manciata di minuti. Ogni tanto si sentiva qualche passo
attutito proveniente dal piano superiore, oppure il rumore di qualche clacson
lontano, ma niente di più.
Poi,
finalmente, qualcosa si mosse. Un foglio cominciò a frullare, ad alzare gli
angoli come le antenne di una lumaca, poi altri fogli lo seguirono; dapprima
timorosi, poi sempre più vispi, presero a volteggiare e poi a vorticare,
formando mulinelli.
I tre
si rianimarono, tesi e pronti all’azione, anche se in realtà l’unico che doveva
far qualcosa era Mac, che teneva in mano il telecomando della trappola. Una
macchia apparve dietro uno scaffale, si muoveva lentamente, era poco più di ombra
nell’ombra, di qualche tono più chiara nel buio. Mosse verso la trappola, ma
senza fretta. I suoi contorni non erano netti, sembravano in continua mutazione
e movimento, come un lento sciabordio marino.
L’entità
si fermò nel centro della stanza, come se stesse studiando la situazione, come
se stesse osservando i tre esseri viventi e fosse indecisa sul da farsi.
Ritornò a muoversi piano verso la trappola, irresistibilmente attratta dagli
ultrasuoni generati. Mac era pronto, il pollice poco lontano dal pulsante di
apertura sul telecomando, Giò e Red due sagome rosse negli angoli della stanza,
la sua attenzione era tutta per l’ombra che avanzava a poco a poco verso la
trappola.
L’entità
entrò nella zona di attrazione ionica, ma Mac attese ancora, non era sicuro
azionarla troppo presto, il fantasma poteva scappare e dileguarsi. Indugiò
qualche secondo, l’entità si avvicinò ancora di pochi centimetri e solo a quel
punto premette il pulsante.
Dalla
trappola si sprigionò un bagliore elettrostatico che avvolse il fantasma, il
quale si manifestò in forma umana, quasi intera. Una donna, vestita solo con
una veste leggera, capelli bianchi che le fluttuavano intorno a un cranio
scarno e grigio, senza tratti essenziali, ma con due occhi infuocati, proprio
come aveva descritto la ragazza.
L’entità
emise un sibilo, che fu chiaramente udibile, spalancò le braccia aumentando di
volume, raddoppiando. Il sibilo divenne una specie di ruggito e gli occhi
fiammeggiarono.
Ma fu
solo un attimo, l’energia l’avviluppò in una gabbia di luce e, con uno
sfrigolio, la risucchiò nella trappola.
Alcune
scariche elettrostatiche illuminarono per pochi secondi il marchingegno, poi fu
di nuovo tenebra.
Il sangue degli angeli - terzo capitolo
I leoni
dell’ingresso li accolsero con lo stesso sguardo severo con cui squadravano
ogni passante. Un vento leggero ma costante faceva volteggiare foglie secche e
il sacchetto bianco di una nota catena di fast food.
I tre
salirono le scale portandosi appresso tre valigette nere e si presentarono all’entrata.
Ognuno di loro era vestito in modo informale, senza una divisa ma soltanto con
un cartellino di riconoscimento con foto, che li identificava come appartenenti
al Dipartimento Ambientale di Marina.
Venne
loro incontro un tizio in giacca e cravatta con l’aria preoccupata e mani
sudate che continuava a contorcere fino a farle sbiancare. Si presentò come
Ludovico Pensante.
“Siete
quelli dell’ambiente?” domandò incerto con una vocina da castrato.
“Siamo
quelli”, tagliò corto Mac.
“Vorremmo
prima interrogare la ragazza che ha assistito al fenomeno”, disse Red.
“Certo,
certo. Venite”.
L’ometto
in giacca e cravatta li scortò attraverso una zona riservata agli addetti ai
lavori fino al locale ristoro. Seduta a un tavolo con in mano un bicchiere di
carta e gli occhi gonfi e un po’ allucinati, stava una giovane sui venticinque
anni. Seduta di fianco, una donna più anziana che le teneva il polso e le
parlava a bassa voce.
Ludovico
indicò la ragazza come se da soli non potessero individuarla e poi si dileguò.
Le due donne alzarono gli occhi al contempo: quella della ragazza ancora
liquidi, quelli della donna interrogativi.
“Siamo
del Dipartimento Ambiente, vorremmo parlare da soli con la ragazza”, affermò
Mac con un tono che non ammetteva repliche.
La
donna annuì anche se l’ombra di dubbio nei suoi occhi si fece più evidente. Se
ne andò lanciando un’ultima occhiata perplessa al gruppo e alla ragazza, poi
sparì come era sparito l’omino.
La
ragazza squadrò i tre con timore, come se fosse lei la colpevole di quanto era
accaduto.
Mac
lanciò uno sguardo obliquo a Giò, era lui quello che aveva presa sulle donne,
la lingua più sciolta e la parlantina che stordiva l’interlocutore.
Giò
fece spallucce e sorrise alla ragazza.
“Ehi,
non devi aver paura, non siamo agenti speciali del governo o qualcosa del
genere, vogliamo solo sapere come si sono svolti i fatti”.
“E
allora cosa siete?” domandò la ragazza con un filo di voce.
“Uhm,
un po’ difficile da spiegare… ah, io mi chiamo Giò, qual è il tuo nome?”
Il
ragazzo sorrise di nuovo, sfoderando tutto il fascino con cui di solito
conquistava ignare prede che cadevano presto nella sua rete. Si accomodò di
fianco a lei, non troppo vicino, ma nemmeno troppo lontano.
La
ragazza osservò per un po’ il bicchiere di carta che stringeva in mano e poi
concentrò l’attenzione sul nuovo arrivato.
“Dora.
Ma non hai risposto alla mia domanda”.
I tre si
scambiarono veloci cenni d’intesa. La ragazza, nonostante quel che le era
successo, sembrava una tosta.
“Ufficialmente
siamo del Dipartimento Ambientale e rileviamo le… chiamiamole anomalie
elettromagnetiche, in realtà ci muoviamo per le segnalazioni insolite”.
“Insolite”,
ripeté la ragazza tornando a fissare il bicchiere. “Quindi siete davvero degli
agenti speciali, tipo Mulder e Scully di X-files”.
Giò
scoppiò a ridere, una risata sincera e genuina che pian piano coinvolse anche
la ragazza. Red rise compostamente, Mac accennò solo un sorriso.
“No, ci
occupiamo solo di questi casi anomali, ma non siamo agenti governativi. Non ti
preoccupare, non ti chiuderanno in un camera dalle pareti imbottite con un
camicia di forza. Vogliamo solo sapere cos’hai visto”.
Dora si
incupì di nuovo e raccontò loro quanto era accaduto, e della sua fuga.
“Quando ho voltato
l’angolo nel corridoio che portava verso le scale ho visto…” Dora gemette al
ricordo e dovette bere un sorso di tè caldo.
“Cos’hai
visto, Dora?” le chiese Giò con dolcezza e le si avvicinò quasi
impercettibilmente.
“Era
qualcuno, ne sono sicura, una persona, ma era avvolta come da una nebbia, ha
gridato qualcosa, non ho capito cosa, poi ho avuto come l’impressione che due
occhi mi guardassero, maligni, cattivi… e poi non ricordo più nulla… ecco, credo
di essere svenuta”.
Giò
guardò Red, Red guardò Mac, Mac stava guardando la ragazza.
“Hai
visto l’intera figura avvolta nella nebbia, oppure soltanto il torso e le
braccia?”
Dora fissò
il ragazzo, negli occhi ancora un residuo del terrore che doveva aver provato
in quel corridoio.
“Non ho
visto gambe, ne braccia, solo il viso, di donna, e quegli occhi, infuocati,
demoniaci”.
“Fai
uso di droghe, alcolici, stimolanti, eccitanti, anfetamine?” domandò Mac con
tono autoritario.
La
ragazza gli lanciò uno sguardo di fuoco, per nulla impaurita da quella montagna
di muscoli e addestramento. Giò scosse la testa, tutto il lavoro basato sulla
fiducia veniva ogni volta distrutto dalla testa di cuoio con domande
inopportune.
“No, se
si escludono un paio di caffè al mattino”, rispose comunque la ragazza fissando
un punto imprecisato del tavolo al centro della stanza.
“Sono
domande di routine, non ti preoccupare, dobbiamo capire se quel che hai visto è
reale o frutto di una qualche suggestione”, precisò Giò.
“Influenzata
o no da qualcosa, i libri non si muovono da soli e i fogli non svolazzano in
giro senza un alito di vento”, replicò la ragazza alzando un poco la voce.
“Sì,
calma, nessuno ti sta accusando di niente. Dobbiamo capire cosa andremo ad
affrontare”.
Dora
annuì, sorseggiò un po’ di tè e sembrò calmarsi. Giò le sfiorò la mano per
darle coraggio e lei non la ritrasse. Sorrise e il ragazzo contraccambiò. Un
gesto spontaneo di sostegno e comprensione.
Mac
rivolse un cenno a Red, il quale annuì e lo seguì verso la macchinetta del
caffè.
“È
sincera”, disse sottovoce Mac, infilando una monetina nel distributore. “Ciò
non toglie che il fenomeno potrebbe essere stato causato da lei o da una
proiezione della sua testa”.
“Anche
la telecinesi?”
“L’abbiamo
già sperimentato, mi pare”.
“Sì,
giovani donne con ESP latente, soprattutto in periodi di forte stress emotivo,
ma c’era comunque una causa scatenante e questo non mi pare il caso”.
Mac
premette un tasto, con uno scatto secco.
“E come
fai a stabilirlo?”
“La
ragazza non mi sembra instabile emotivamente, nonostante abbia subito un forte
shock. La causa non può essere che ambientale”.
“C’è un
unico modo per scoprirlo”.
La
macchinetta mandò un bip.
“Esatto”.
Il sangue degli angeli - prime pagine (2)
2.
Un telefono cominciò a suonare al numero civico 63 di Via dei Moretti nella zona industriale di Marina. Era un edifi-cio isolato, circondato da una brughiera spelacchiata e incolta, un parallelepipedo di acciaio e mattoni con larghi finestroni rettangolari che riflettevano la luce grigia del sole.
All’interno, distribuiti su tre piani: una zona sotterranea con laboratori, camere di stoccaggio e un piccolo magazzino; al pianterreno una sala reception sempre deserta, uffici di rappresentanza; e al primo piano una zona residenziale con quattro camere con rispettivi bagni, una sala riunioni e una ricreativa.
L’edificio era circondato da una cancellata invalicabile con telecamere di sorveglianza su tutto il perimetro, nessun cartello, nessun campanello, nessuna scritta che potesse anche solo far supporre la ragione dell’esistenza di quelle quattro mura.
Ufficialmente quella era la sede dello Studio della Fenomenologia Ambientale ed Elettromagnetica del dottor Filippo Redoli, illustre ricercatore laureato in ingegneria nucleare, biologia e medicina.
Oltre al dottor Redoli, detto Red, nell’edificio dimoravano altri due individui: Paolo Macchia, Mac per gli amici, ex soldato dei reparti speciali dell’esercito, ex mercenario, con i capelli tagliati a spazzola e lo sguardo deciso; Giorgio Parca, detto Giò, esperto di elettronica, sistemi informativi, hacker e videogiocatore incallito. I tre formavano un gruppo in affari ormai da quasi due anni nella rimozione definitiva dei fenomeni elettromagnetici e ambientali estremi.
Pochi conoscevano il numero di telefono che in quel mo-mento stava trillando sui vari apparecchi, collegati alla linea voce principale e collocati in ogni stanza dell’edificio.
Giò era nel suo ufficio, indossava delle cuffie enormi, completamente isolato dal resto del mondo. Era seduto da-vanti a un megaschermo 42” al plasma e stava giocando a Exision, gioco di ruolo online. Il suo mago di livello 62 stava lanciando globi infuocati contro un gigante di pietra che me-nava fendenti con un’enorme scure bipenne.
Red invece aveva inforcato delle minuscole cuffiette e stava ascoltando i Nirvana a tutto volume mentre batteva furiosamente sui tasti del suo portatile.
A rispondere fu Mac, che portava sempre attaccato alla cintura un palmare collegato alla linea interna. Era nella piccola palestra nella zona ricreativa e stava allenando i tricipiti.
“Mac”, disse soltanto.
“Sono Dragoner”.
Markus Dragoner era il loro unico cliente. La merce che gli vendevano però veniva pagata profumatamente.
“Ho ricevuto una segnalazione per una rimozione”, comu-nicò.
Mac mollò la barra del bilanciere e liberò anche la mano sinistra.
“Dove?”
“Alla Biblioteca Civica. Ho già stipulato io il contatto”.
“Bene, non avevamo pianificato nulla per oggi. Effettue-remo la disinfestazione già stamattina”.
“D’accordo. Ti invio i dettagli via email. Ci sentiamo poi per la consegna”, concluse Dragoner, e chiuse la comunica-zione.
Giò era ancora intento a distruggere lo stesso mostro quando Mac proruppe nella sua stanza come un ciclone mon-sonico. Ovviamente il giocatore non si accorse di nulla.
“Giò!” sbottò Mac con un volume di voce da far tremare le pareti. L’altro non mosse di un millimetro la testa e, con un abile colpo di mouse, scansò un colpo d’ascia del gigante.
L’ex soldato si mise di fianco al monitor, incrociò le brac-cia e fissò con astio il giocatore. Giò rimase indifferente con-tinuando a menar colpi al mostro. Mac allungò un dito e spense il monitor.
“Non mi rompere le palle e riaccendi quel cazzo di moni-tor”.
“Togliti le cuffie”.
“Non ti sento”.
Con un gesto insofferente Mac fece volare via le cuffie, che rimasero a penzolare a pochi centimetri dalla nuca di Giò. Il giocatore sospirò e incrociò le braccia a sua volta.
“Va bene. Che c’è?”
“Un intervento. Alla biblioteca si è manifestato qualcosa, probabilmente è uno di quelli con poteri cinetici. Staccati dal quell’affare e andiamo a prenderlo”.
“Lasciami almeno finire con questo Colosso di livello set-tanta”.
“Piantala, Giò, o te lo riduco in mille coriandoli questo af-fare”.
“Tu sei la reincarnazione di un gerarca nazista, vero?”
“Può darsi. Adesso staccati da lì e seguimi”.
Red ciondolava la testa a ritmo di musica e stava esami-nando dei rapporti di misurazione elettromagnetica relativi ad alcuni ospiti rinchiusi nella gabbie di stoccaggio.
L’approccio di Mac fu più delicato rispetto all’intervento precedente: appoggiò delicatamente una mano che assomi-gliava a un badile sulla spalla sinistra dello scienziato, ma Red sobbalzò comunque sulla sedia.
“Lavoro?”
“Sì, ha chiamato Dragoner. Alle 8.41 nella sede della bi-blioteca pubblica si è manifestata un’anomalia. Ha terrorizzato una povera bibliotecaria facendo volare i libri soffiandoci a distanza”.
“Okay, andiamo”.
Il sangue degli angeli - le prime pagine
Non definirei l’esperienza del tutto vana. Secondo questi nuovi dati, forse abbiamo l’eccellente occasione di catturare un fantasma e di conservarlo indefinitamente.
Dott. Egon Spengler – Ghostbusters
1.
Nuvole basse si rincorrevano in un cielo color sabbia mentre il sole giocava a rimpiattino con le ombre lungo le pareti di granito della Biblioteca Civica di Marina.
Gente imbacuccata nei cappotti si affrettava lungo la via antistante l’edificio espirando nuvole di vapore che stentavano a disperdersi nell’aria fredda e pungente del mattino.
Leoni di marmo alla base della scalinata scrutavano i passanti con aria severa, con un tacito ammonimento a non sottovalutare la cultura che albergava nell’austero edificio.
Nella sala dedicata agli autori horror, un’apprendista stava lottando con una catalogazione alfabetica a dir poco confusa operata da una qualche collega precedente, la quale in quel momento stava senza dubbio facendo di meglio. Una lampada al neon difettosa sfarfallava con ticchettii intermittenti rendendo difficoltoso riconoscere i titoli sul dorso dei libri e nell’aria c’era un sentore di muffa e vecchie pagine ingiallite.
Teodora, Dora per gli amici, stava litigando con gli autori dall’iniziale in F e non riusciva a comprendere perché un classico dell’esoterismo come Fulcanelli potesse essere finito tra gli scrittori dell’orrore contemporanei.
Espirò rumorosamente, esasperata dall’incompetenza delle colleghe, e alcuni riccioli di polvere scivolarono con pigrizia verso il pavimento di marmo a scacchi.
Dora agguantò Il mistero delle cattedrali e si accinse a uscire dalla stanza. Sentì dietro di sé un movimento strano, furtivo, come se qualcuno nascosto nella stanza non volesse farsi vedere. Si voltò di scatto, ma non notò altro che file di scaffali ricolmi di libri.
Scosse la testa. Era uno scherzo che da un po’ di tempo il suo cervello le giocava mentre era rinchiusa in quella sala, forse era solo stanca.
Poi però udì chiaramente un suono giungere da dietro le spalle. Un raschio, come se qualcuno stesse spostando con poca delicatezza una sedia.
“Ehi! C’è qualcuno lì?” domandò girandosi in direzione del rumore, cessato nell’esatto istante in cui aveva aperto bocca.
La stanza rimase in silenzio, muta come lo era stata prima del suono inaspettato. Dora rimase a fissare il punto da cui era giunto, ma l’evento non si ripeté. Cercò di convincersi che quelle stanze e, soprattutto, quegli scaffali, producessero scricchiolii dovuti alla loro antichità. Strinse il libro contro il petto e si rimise in marcia.
A pochi centimetri dalla soglia i libri iniziarono a cadere dall’alto, come mossi da una mano invisibile. I fogli imprigionati nelle centinaia di pagine svolazzarono all’improvviso e il rumore ricominciò, più intenso.
Dora urlò, si lanciò nel corridoio e fuggì. I libri intorno a lei sembravano imbizzarriti. Alcuni schedari si spalancarono eruttando fogli che presero a volare come farfalle impazzite.
Dora corse a perdifiato mulinando nell’aria le braccia e la mano che ancora stringeva saldamente il volume di Fulcanelli. Dribblò schedari aperti e libri caduti, si tolse istericamente fogli dai capelli e svoltò l’angolo verso il corridoio delle scale che conducevano al piano terra.
Dietro l’angolo però si immobilizzò, impietrita dalla visione che le si parò di fronte. Non riuscì a gridare. Gli occhi rotearono facendo apparire le orbite bianche e lei crollò sul pavimento.
Il sangue degli angeli - disponibile in ebook a 0,99€
È online sui maggiori bookstore il mio nuovo romanzo Il sangue degli angeli a 0,99 euro.
Sinossi
È possibile rilevare, circoscrivere e stoccare un entità ultraterrena? Seguendo le teorie del dottor Venceslav lo scienziato Filippo Redoli ha progettato e assemblato delle apparecchiature in grado di farlo. In collaborazione con Giorgio Parca, esperto di sistemi hardware e software, e Paolo Macchia, ex soldato, catturano fantasmi, proprio come nel film Ghostbusters, e li vendono a un misterioso personaggio: l'occultista Markus Dragoner.
L'ispirazione al film è solo uno spunto, perché il parallelismo con la pellicola è solo iniziale e marginale, poiché vira ben presto verso toni più scuri, puntando verso l'horror, il thriller, l'urban fantasy.
Scritto nel 2007, finito nel 2008 ed editato nel 2009, ho deciso di pubblicarlo ora solo in versione ebook sul circuito di Simplicissimus. Le ragioni di tale scelta le trovate in questo post.
La copertina vintage qui sopra è stata elaborata direttamente da Narcissus, può piacere o non piacere; a me non dispiace. Non ero soddisfatto della copertina che avevo elaborato e ho deciso di affidarmi al publisher.
Subcreature, il distruggitore è giunto!
Scaricate e leggete!
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Il sangue degli angeli - le origini
Non è un segreto: sono un fan sfegatato di Ghostbusters. Il primo, naturalmente, perché il secondo è decisamente sottotono. D'altronde si sa che i film con il 2 in fondo, salvo rare eccezioni, spesso deludono.
Parlerò ancora di GB in questi giorni, ma per un altro motivo. Citare il film serve per farvi capire perché ho voluto scrivere questo romanzo. Punto primo appunto perché volevo rendergli omaggio e punto secondo perché era da anni che avevo queste ideuzza su cui basare un romanzo. Come già detto nell'anteprima, non posso rivelarvi qual è, non credo sia nemmeno geniale o originale, però stuzzicava il mio encefalo, perché dava un interpretazione ad apparizioni, spettri e quant'altro.
Era il 2007, avevo appena pubblicato Inferno 17 con XII, e l'associazione culturale stava vivendo i suoi primi mesi di vita, mesi di fermento, di grande attività ed entusiasmo. Stavo lavorando alla revisione de La clessidra d'avorio, ma sostanzialmente ero libero di scrivere un nuovo best seller :). In pochi giorni lavorai a un abbozzo di canovaccio e poi giù a scrivere come se non ci fosse un domani. In corso d'opera, come sempre mi accade, saltarono fuori altre idee che adattai immeditamente alla storia.
In partenza avevo dei dubbi, che ancora adesso permangono, che a un primo sguardo chiunque avrebbe potuto obiettare che il romanzo non ha nulla di originale ed è una scopiazzatura di un'idea vecchia. In realtà è solo il pretesto per scrivere di fantasmi e mettere in campo quell'idea che avevo in mente da un po'. In effetti, a parte l'apertura nella biblioteca come nel film, poi il romanzo prende tutta un'altra piega virando verso scenari inquietanti, puntando decisamente al thriller e facendo l'occhiolino all'horror.
Non è stato difficile scriverlo, ma ha avuto un periodo di lavorazione lungo per i miei canoni, circa un anno e mezzo, e non perché sia lungo, si aggira intorno alle 226 pagine, ma perché con gli anni sono diventato ancora più pigro, riflessivo e perché è stato un periodo difficile, pregno di cambiamenti.
Mi sono divertito ed è stata una bella avventura. Lo reputo un ottimo romanzo e spero piaccia quanto è stato per me piacevole scriverlo.
Per l'editing mi hanno aiutato i soliti amici di cui mi fido ciecamente. La scelta di pubblicare in self-publishing l'ho motivata nell'altro post e credo sia la scelta migliore e probabilmente, a meno che non arrivino proposte contrattuali da qualche editore che ritengo valido, i miei lavori usciranno sempre in questo formato.
Il sangue degli angeli - anteprima
Quella che vede qui a fianco non è la copertina ufficiale, è provvisoria, l'ho fatta io, e non mi piace. Quindi non verrà usata.
Uscirà a breve solo in formato ebook tramite il circuito di Simplicissimus il mio nuovo romanzo dal titolo Il sangue degli angeli.
So cosa state pensando: ecco un altro che cavalca l'onda del momento con gli angeli, i vampiri e gli eucalipti mannari. Niente di più sbagliato, il libro parla di fantasmi e di un team che li cattura.
Come? Vi sembra di averlo già sentito?
Come dite? Ghostbusters?
Sì, e di fatti qui mi tocca mettere la presentazione del romanzo per farvi capire meglio:
È possibile rilevare, circoscrivere e stoccare un entità ultraterrena? Seguendo le teorie del dottor Venceslav lo scienziato Filippo Redoli ha progettato e assemblato delle apparecchiature in grado di farlo. In collaborazione con Giorgio Parca, esperto di sistemi hardware e software, e Paolo Macchia, ex soldato, catturano fantasmi, proprio come nel film Ghostbusters, e li vendono a un misterioso personaggio: l'occultista Markus Dragoner.
L'ispirazione dal film degli acchiappafantasmi e, appunto, solo uno spunto, perché il parallelismo con la pellicola è solo iniziale e marginale, poiché vira ben presto verso toni più scuri, puntando verso l'horror, il thriller, l'urban fantasy.
Il libro omaggia il film, perché prima di tutto è una delle mie pellicole preferite in assoluto, e secondo perché mi era venuta questa idea, che non vi posso svelare altrimenti vi toglierei la sorpresa.
L'apertura è, a tutti gli effetti, un piccolo omaggio al film: un bibliotecaria viene spaventata da una presenza che fa volare fogli e libri. Vengono chiamati i tre, grazie ai contatti di Dragoner, per indagare sull'accaduto. Ufficialmente si identificano come appartenenti al Dipartimento Ambientale per il rilevamento e lo studio dei fenomeni elettromagnetici, ma in realtà catturano fantasmi.
Poi, come dice la pomposa presentazione, tutto vira verso toni più scuri.
La mia innata pigrizia e la voglia di far leggere al grande pubblico questo mio nuovo lavoro hanno fatto sì che io rinunciassi dopo qualche mese alla ricerca di un editore. Altri mesi li ho spesi a meditare sulla scelta del self-publishing, ma alla fine ho deciso che era giusto farlo. Inoltre credo questa sia la nuova frontiera per gli scrittori che come me fanno fatica a emergere dal sottobosco degli autori di genere (io che un genere vero è proprio non l'ho mai seguito).
Siamo la massa degli autori sconosciuti e sfigati? Non credo e non sta a me giudicarlo. Forse su questo argomento farò un altro post.
Per finire, dico che mi sono divertito a scrivere questo romanzo, lo giudico un buon lavoro e spero possa divertire anche i lettori.
Attendete fiduciosi.
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