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Abisso di Anime - recensione su Silverfish Imperetrix

È sempre bello scovare una recensione positiva (tra l'altro segnalatami in ritardo da google alert).
Comunque trattasi della recensione di Abisso di Anime su Silverfish Imperetrix.
Leggerla mi ha fatto bene al cuore.
Ecco il link diretto.

Rilettura classici: L'ombra dello scorpione di S. King

Da inizio anno ho voluto impormi questa sfida: rileggere The Stand (L'ombra delle scorpione), o meglio, leggere la versione completa con le parti che erano state tagliate dall'editor negli anni ottanta e poi uscite con una versione integrale voluta da King.
In sostanza, in alcuni punti la prolissità del caro Stephen raggiunge vette credo mai toccate in altri romanzi, tanto da indurmi a volte saltare a pié pari alcuni paragrafi.
Devo dire però che alcune parti nuove sono gustose, aggiungono spessore ad alcuni personaggi un poco trascurati e un background più ricco ad altri che erano un po' spogli.
Un'altra impression che ho ricevuto è che i romanzi mitici vengono ridimensionati quando riletti, soprattutto quando la lettura viene rifatta a diversi anni di distanza. Con l'esperienza acquisita nel tempo come autore e con l'occhio critico un po' più esperto, posso dire che l'opera in certi suoi punti denota la deriva narrativa di King e vengono alla luce alcune pecche che poi con il tempo il re del brivido ha affinato.
So che a molti la gestione del POV ballerino da fastidio da matti e in questo romanzo, anche con le parti aggiuntive, a volta balla di brutto. A me non ha dato fastidio.
In alcune parti poi la pulizia del testo, che lui decanta in On Writing, soffre di troppa farcitura di avverbi e periodi a cui viene un po' troppo tirato il collo.
A parte queste piccole pecche, nel suo insieme rimane un'opera di gran valore, ma nella mia classifica personale di King scende di qualche posizione a favore di alcune opere più mature e di ultima generazione.

Grexit Apocalypse di Alessandro Girola

Ho letto molto di Alessandro Girola, non tutto, perché sforna ebook a ritmo vertiginoso e io ho solo una vita.
Lo ammetto, ho comprato Grexit Apocalypse per inerzia, a scatola chiusa, perché ho sempre stimato Alex come autore. Ho aperto il file sul mio smartphone, con l'intenzione solo di spulciare qualche riga per curiosità e invece in pochi giorni di lettura l'ho finito.
Questi sono i libri migliori. Quelli che magari avevi intenzione di leggere poi, quando hai più tempo, e invece ti tirano dentro, fino alla fine, col fiato sospeso, con la sensazione di meraviglia a ogni pagina, con quella smania di arrivare all'epilogo e poi un poco di delusione per averlo già finito.
Non racconterò la trama, non giudicherò i personaggi, né lo stile o l'ambientazione. È tutto l'insieme che funziona, anche il fatto di aver raccontato la vita di personaggi che conosciamo e che leggiamo tutti i giorni sulle cronache dei giornali.
Alex in quest'opera ha dimostrato la sua preparazione nell'affrontare con maturità determinati argomenti, scrivendo un romanzo dal respiro internazionale e trattando di politica, organizzazione militare, storia ed economia con dovizia di causa.
Si respira la sua passione per la scrittura, il divertimento che prova nel costruire universi coerenti, nel rendere credibile il fantastico collocandolo nel quotidiano. Perché è questo che uno scrittore deve fare, la sua meta, il suo fine, ciò per cui deve gioire. Intrattenere e divertire il lettore e questo Alessandro lo sa fare incredibilmente bene.
Leggetelo.

Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler di Massimiliano Parente

Sinossi
Più pop di Andy Warhol, più eccentrico di Salvador Dalí, più geniale di Marcel Duchamp, Max Fontana, "il più grande artista del mondo" secondo alcuni critici, arriva al successo per caso, a quarant'anni, con un gesto casuale, proprio il giorno in cui aveva deciso di togliersi la vita sentendosi un fallito. Da quel momento si trasforma: capelli verdi dal taglio hitleriano (ma "spettinati alla Jack Nicholson"), cappotto stile nazi, Nike Shox ai piedi, non c'è colpo che non mandi a segno. Ogni sua opera scandalizza, sconcerta, fa scalpore, fa inorridire. Inavvicinabile come una rockstar [...]

Posso affermare senza ombra di dubbio che questo romanzo è uno dei migliori letti nel 2015. È divertente, dissacrante e meravigliosamente scorretto. Se conoscete anche solo in minima parte il mondo dell'arte e degli artisti che lo popolano e lo hanno popolato non potrete fare a meno di apprezzare il sarcasmo, l'ironia e qualche feroce critica.
Scritto in prima persona, narra la storia di Max Fontana, squattrinato nullafacente, che, con un colpo di fortuna, di punto in bianco, diventa appunto il più grande Artista.
Il romanzo è coinvolgente fin dalle prime pagine, e, nonostante il protagonista sia un figlio di puttana, cinico e volutamente bastardo, si viene trascinati nella storia proprio perché questi tratti rendono Max Fontana carismatisco e intrigante. Anche la provocazione nazista è funzionale al costrutto del personaggio. Alla fine poi si entra anche in empatia fraternizzando con le sue fragilità, le sue insucurezze, per ciò che era e per ciò che è diventato.
L'unico appunto che posso muovere è alla lunghezza dell'opera, forse qualche taglio, soprattutto alla seconda parte che risulta meno avvincente, renderebbe il romanzo praticamente perfetto. Altresì trovo che 9 euro per la versione digitale, a prescindere dal valore dell'opera, sia eccessivo rispetto al prezzo di copertina del cartaceo. Lo dico perché la maggior parte del popolo che legge in digitale scarta a priori gli ebook con prezzo troppo alto, e questo libro vale la pena di essere letto.
Detto questo Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler è un libro posso consigliare senza indugi... magari in cartaceo.

Spaceborne Marines - MINACCIA di Paul J. Horten

Sono diversi mesi che non scrivo recensioni, anzi, per essere precisi dal marzo del 2014, e quindi è un anno e qualche mese.
Poi ti capita tra le mani un romanzo che ti emoziona, ti appassiona, ti fa passare piacevoli momenti e ti vien la voglia di far sapere al mondo quel che ne pensi.
Spaceborne Marines - MINACCIA di Paul J. Horten non fa gridare al miracolo per l'originalità, ma per come è stato scritto, come coinvolge il lettore nella trama, lettera dopo lettera, sillaba dopo sillaba. Non è la fantascienza quella che colpisce, seppur venga trattata con la giusta dovizia e immerga il lettore in un contesto futuristico credibile e coerente. Tutto quello che riguarla lo sci-fi è qualcosa di già letto, visto e sentito, niente di trascendentale.
Quello che colpisce di questo romanzo e il suo protagonista, il marine Dexter Dax, e la sua umanità. Una caratterizzazione azzeccata, dialoghi mai scontati e poi tonnellate di emozioni e valori in primo piano.
E diciamolo, pure i sentimenti, che vengono esaltati: Amore, Onore, Odio. Il tutto in un'amalgama che funziona alla grande e che appassiona fino alla fine.
La trama, pur essendo a volte prevedibile, si dipana con metodo, senza fronzoli stilistici ed è funzionale alla storia personale di Dexter, senza impegolarsi in intrecci complessi.
Insomma, mi è piaciuto. Io lo consiglio. Gli do pure 5 stelle, perché raramente un romanzo mi ha appassionato in questo modo.

Doctor Sleep di Stephen King

Ecco il nuovo King, ormai appuntamento immancabile ogni anno, perché lui, nonostante avesse dichiarato che avrebbe pian piano rallentato la sua produzione, proprio non ce la fa. È come una droga per lui, d'altronde per uno che lo fa da più di 50 anni, smettere è davvero difficile.
Ci mancava il seguito di Shining? Anche no.
Lo attendavamo tutti? Io personalmente no, ma ben venga.
Sì, perché comunque, ormai - l'ho dichiarato più e più volte, io il Re lo acquisto a scatola chiusa. Poi se il romanzo è pure ganzo, tanto di guadagnato.
Ma questo Doctor Sleep è ganzo? Vale la pena di un acquisto in questo periodo in cui ormai gli utenti più sgamati preferiscono gli e-book oppure, se non presente, se lo scaricano? (sì, perché il caro Stephen ha dichiarato che non butterà mai fuori la versione digitale per aiutare i librai... e vabbe', è un'emerita stronzata, ma lui può).
Dov'eravamo rimasti? Ah, sì. Ne vale la pena. Diciamocelo subito, non è a livello delle ultime uscite (Joyland e 22/11/63), ma comunque fa la sua porca figura. Il Re riesce anche stavolta a intrattenere in modo superbo, a legare il lettore al testo, pagina dopo pagina, parola dopo parola, soprattutto grazie anche alla sua grande maestria nel tratteggiare le caratterizzazioni dei personaggi. Sia il protagonista - quel Danny luccicante all'overlook ormai arrivato all'età adulta - sia tutti quelli che gravitano attorno al personaggio principale. Ecco, forse l'unica pecca è quella che mi fa stridere i denti in questo tipo di storie, sono i cattivi troppo cattivi, ma qui ci stava, perché il male in questo caso è spinto dalla fame. Sì, questi vampiri psichici non sono certo una trovata originale, ma King riesce comunque a cavarsela egregiamente.
La trama ogni tanto si allunga un po' troppo, come era solito fare in passato, ma si vede che il Re (o i suoi editor) hanno imparato dai propri errori, e hanno sforbiciato bene quello che probabilmente era un mattone dopo la prima stesura.
Insomma, in fin della fiera, il romanzo merita, sia per i fan del Re, sia per chi non lo ha mai letto e non è necessario aver letto Shining, anche se è un peccato non averlo mai fatto.

La verità sul caso Harry Quebert - Joël Dicker

La verità sul caso Harry Quebert è come I Segreti di Twin Peaks, solo che non ci sono il nano che parla al contrario, il cavallo e la donna con in mano il ceppo. Ed è infinitamente più noioso.
Io non credo che bastino una serie di misteri non risolti per intrigare il lettore.
In un romanzo ci sono altre alchimie che devono girare.
Non basta la cronaca di uno scrittore di successo in crisi che aiuta un altro scrittore che è nei guai per farmelo piacere.
In un romanzo la caratterizzazione dei personaggi è importante, direi fondamentale. Ecco, i personaggi di questo libro paiono tutti delle macchiette, delle figure da teatro dei burattini: senza spessore, senza personalità, oltremodo irritanti per quanto a volte sembrano ridicoli.
Vogliamo parlare della trama? Si trascina, e poi caracolla, e poi si trascina. Girando intorno all'osso azzannandolo solo alla fine. Ma io mi domando, è necessario scimmiottare i romanzi d'oltreoceano per fare successo? Non è meglio snellire il tutto e rendere più succoso il contenuto? Così si rischia di dare una minestra allungata invece che un succulento filetto.
Poi vogliamo parlare delle parti del grande romanzo scritto da Harry Quebert, che hanno lasciato a bocca aperta l'America e che invece sembra un temino puerile scritto da un ragazzino delle elementari.
Oddio, poi magari è anche un problema di traduzione, e chi lo sa.
A me, a quanto avrete capito, non è piaciuto per niente.

I vivi i morti e gli altri di Claudio Vergnani


Facile parlare di zombie in questo periodo. Vanno di moda, è un argomento che tira e che fa fico. Si rischia però di scrivere qualcosa di già visto e sentito, di peccare di originalità.
Claudio Vergnani non lo fa. O meglio, credo che non gliene freghi niente di essere originale, ma voglia solo racontare la sua storia. E lo fa sempre a modo suo, scegliendo un tipo di narrazione e delle trovate sceniche che alla fine rendono tutto... originale.
Finito di leggere qualche giorno fa, colpevolmente in ritardo rispetto all'acquisto e all'uscita, ma sono rimasto intrappolato in teorie di figli, lavoro e autoproduzioni, e quindi mi sono ridotto alla fine dell'anno, quando ho avuto un po' più di tempo.
Cosa dire? Che appena finito già mi mancavano i personaggi, tra l'altro memorabili come sempre. Ho letto tutto di questo autore e trovo sempre che i pezzi da 90 siano sempre le caratterizzazioni. In questo lavoro poi ho notato piacevolmente che si è migliorato, lasciando alle spalle alcune cose che mi avevano infastidito nella trilogia vampiresca, come ad esempio l'eccessivo scambio di linguaggio scurrile (non che io sia un'educanda, intendiamoci, ma il troppo da sui nervi) e di contro anche troppe riflessioni filosofeggianti che alla lunga stancavano. Oltre a questo avevo notato anche un'eccessiva lunghezza di alcuni capitoli, (tipo quello del cimitero nel Il 36° giusto) e qualche difettuccio di editing.
Ebbene tutto questo si è notevolemente ridotto, anche se in alcune parti ho avuto sensazioni di deja vù per via di alcune similitudini del protagonista con Claudio e Vergy, inoltre alcune parti era un po' tirate in là e avrebbero potuto semplicemente essere accorciate, come la fuga dalla palude. Ogni tanto poi riemerge quella sensazione di freeroaming come se l'autore non sapesse dove far girare i personaggi e scegliesse locazioni a caso, ma probabilmente è un paturnia mia.
Questi sono solo piccoli difetti di un ottimo romanzo, piacevole da leggere, disincantato, sporco,cattivo, divertente e profondo.
Come già ribadito il pezzo forte sono i personaggi: semplici e allo stesso tempo complessi, eroi e antieroi, fanno sentire subito a proprio agio il lettore, perché ogni personaggio di Vergnani in realtà potrebbe essere chiunque, anche chi legge, è per questo che diventa subito coinvolgente.
Se avete apprezzato la trilogia vampiresca, non dovete lasciarvi scappare questo romanzo, ne vale veramente la pena. Se non conoscete questo autore, potete comunque iniziare da qui: non ve ne pentirete.

Netgamers: finalmente una recensione negativa

Prendendo spunto da questo articolo di Alessandro Girola, ho pensato a quanto importante è ricevere buone recensioni, ma ho anche riflettuto sul fatto che avere solo recensioni positive da 4 e 5 stellette è inquietante, perlomeno per il sottoscritto, e vi spiego perché.
Scrivendo romanzi particolari e di genere in un universo letterario poco eterogeneo (parlo dell'editoria tradizionale italiana) credo sia difficile ottenere il consenso di tutti. A prescindere, credo. Perché la tendenza è direttamente proporzionale: con l'aumentare delle recensioni, appaiono anche quelle negative. Non si può accontentare tutti, mi pare lampante.
Parlando di Netgamers, non ho ricevuto molte recensioni: allo stato attuale (10/01/2014) sono 7, di cui solo una negativa, la più recente. Eccola QUI.
Le critiche negative sono importanti (ovviamente quando costruttive), probabilmente più di quelle piene di complimenti e lodi, per comprendere dove si è sbagliato e dove si può migliorare.
È chiaro che non tutti i lettori hanno la visione di insieme, o il metro di giudizio ben focalizzato su pregi e difetti, ma sommando i vari suggerimenti si può arrivare a una sorta di quadratura del cerchio.
Per questo che affermo, forse anche in modo un po' provocatorio, ecco finalmente una recensione negativa.

Link alla recensione
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Ignizione DD1 di Marco Siena

Questo è uno dei romanzi migliori tra quelli letti nel 2013. E non parlo solo di ebook auto-prodotti, ma anche di tomi cartacei pubblicati da editori "veri".
La storia richiama altre storie, ormai trovare qualcosa di originale in qualsiasi genere è veramente difficile (l'ho già detto nelle 2 recensioni precedenti a questa, vero?), ma l'impasto di tutti gli elementi messi in campo dalla autore danno un prodotto finale eccellente.
La trama è ben congegnata, divertente, intrigante e intrattiene sempre. Come già detto in altre recensioni, questo è uno di quei romanzi che non si vede l'ora di riprendere in mano per vedere come si sviluppa.
Lo stile dell'autore è funzionale alla storia, senza fronzoli inutili, focalizza in modo perfetto quello che serve alla struttura, senza girovagare in cerca di approvazione da parte di chissà-chi, e questo è un pregio, perché denota chiaramente che si scrive per il buon compimento del proprio lavoro e non per impressionare qualcuno.
Veniamo poi al pezzo forte del romanzo: i personaggi. Sono veramente la marcia in più della storia. Cesellati ad arte, con caratterizzazioni convincenti e ben strutturate, ti fanno entrare in empatia (anche questa, quante volte l'ho usata?) fin da subito e ti portano nel loro mondo, facendo sparire ciò che ti circonda. In particolare i due protagonisti sono il fiore all'occhiello della trama, sempre divertenti, a volte spassosi, e non ci si annoia mai. Va da sè che anche i dialoghi sono azzeccatissimi e mai banali.
Insomma, che altro devo aggiungere? Ignizione è l'esempio perfetto che tra la marea di autori auto-pubblicati si nascondono dei veri talenti. Questo è il primo della trilogia e non vedo l'ora che escano gli altri.
Compratelo, non ve ne pentirete.

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Wool di Hugh Howey

Questo Wool è un fenomeno auto-prodotto statunitense, con vendite vertiginose, grazie anche al passaparola dei lettori. Gli editori americani se lo sono accaparrato in una guerra di contratti, penso a diverse cifre e presto uscirà il film. Queste cose capitano solo là, o in un paese che non è l'Italia. Per il momento, voglio aggiungere con un pizzico di ottimismo.
Appena partiti mi ha subito ricordato Fallout, mitica saga di videogiochi ambientata in uno scenario post-nucleare con sapore retrò anni '60 dove alcuni abitanti del pianeta terra si sono tappati in queste enormi strutture chiamate Vault. Esistono alcune analogie, ma è risaputo che scrivere qualcosa di originale e che non abbia richiami a qualcosa di già visto e sentito è praticamente impossibile.
Al di là di questo, le analogie finiscono lì, perché la storia di Wool prende tutta un'altra piega e assomiglia a qualcosa d'altro di già visto e sentito, anche se non so definire con esattezza a cosa.
Da come viene pubblicizzato sembra un capolavoro assoluto, in realtà è un romanzo scritto bene, scorrevole, piacevole, anche se ho trovato alcuni passaggi un po' noiosi e forse in eccesso. Lo stile dell'autore è ordinario, non esalta né distrugge la storia, ma a volte, in alcuni rari casi, nella struttura narrativa ho trovato dei cambi di PoV (point of view) disorientanti (ma forse perché è il primo romanzo, poi col tempo e le critiche, si spera, questi difettucci spariranno).
Ambientazione claustrofobica e angosciante che inquadra nella giusta angolazione il plot e da l'idea, con pennellate di nero e grigio, di quel che è rimasto del nostro povero mondo.
I personaggi sono discretamente caratterizzati, anche se, a parer mio, con un costrutto psicologico non ben delineato, ci sono dei momenti in cui si percepisce che fanno parte di una finzione, è questo non è bene, anzi è il male assoluto per un romanzo, che ha lo scopo di avvolgerti, portarti dentro  una storia e farti dimenticare il mondo che ti circonda.
Io ho iniziato a catalogare i libri che leggo con un metro molto semplice: quelli che non vedo l'ora di riprendere in mano, quelli che finisco perché voglio vedere come va a finire nonostante tutto, e quelli che abbandono perché proprio non ce la faccio. Questo ricade nella seconda casistica.
Insomma, tirando le somme, Wool non è niente male, ma non è poi questo gran capolavoro che sbandierano tutti quanti, anche se per esprimere un giudizio completo bisognerà poi valutare l'opera nella sua interezza (sì, perché trattasi di trilogia, tanto di moda ormai).
Forse si poteva tagliare qualcosa qua e là e renderlo un pochino più snello e forse un passaggio di editing in più non gli avrebbe fatto male, soprattutto sulla caratterizzazione dei personaggi.

Capitan Low di Diego Bortolozzo

Appena acquistato e iniziato mi ha fatto tornare subito col pensiero alla mia infanzia e a Capitan Harlock (zum zum!), e l'avranno detto tutti, i known. Solo perché ci sono i pirati dello spazio e via dicendo, ma il richiamo finisce lì.
Devo essere sincero, mi aspettavo molto di più. A parer mio lo stile dell'autore e fin troppo telegrafico, sintetico, asciutto. Intendiamoci, a me non piacciono le descrizioni di 62 periodi, con voli pindarici, metafore ardite e barocche e arzigogolature varie, ma qui si è all'opposto, cioè veramente l'essenziale, con poca sostanza. Sembra una lista della struttura narrativa sviluppata per punti sintetici e poi pubblicata così. Troppo spesso ho avuto la sensazione di una chiusura sbrigativa, senza nessun approfondimento.
Inoltre i personaggi non hanno spessore, la loro caratterizzazione non è convincente, non si entra in empatia con nessuno di loro, sembrano proprio personaggi di carta e non ti coinvolgono nella storia.
Il plot, come è logico supporre, non è nemmeno originale, ma di questi tempi trovare qualcosa di questo tipo è raro, in fondo la storia è godibile, il tessuto narrativo ben strutturato e intrigante, anche se si perde un po' nel finale.
Un vero peccato, perché per me, stile e, soprattutto, personaggi sono parti fondamentali di un libro, senza protagonisti convincenti la storia non decolla.

I Mecha di Napoleone III di Alessandro Girola

Questa prova di Alessandro "McNab" Girola dimostra una volta per tutte che lui è diventato uno scrittore coi fiocchi. Non che prima non lo fosse e l'anche avevo ribadito in altre recensioni di suoi racconti, ma questo I Mecha di Napoleone III è roba fresca, scritta di recente. Qui l'autore da sfoggio di tutta la sua maestria nel uso degli strumenti di narratore confezionando un racconto intrigante, coinvolgente e, soprattutto, divertente.
I Mecha di Napoleone III parla di robottoni e mostri-guerrieri e il pensiero va subito a Pacific Rim, il Girola si è ispirato al film, ma le somiglianze finiscono lì, I robot di La Marmora e questo seguito sono ambientati all fine del '900 con tutto ciò che ne consegue in fatto di tecnologia e ambientazione. L'autore è molto bravo anche in questo, cioè nell'adattare il racconto all'epoca e rendere il tutto credibile, anche con l'arrivo di una astronave aliena che sconvolge tutto il processo tecnologico del pianeta Terra.
I personaggi sono ben caratterizzati, si entra subito nella loro testa, e alcuni sono fenomenali, tipo il Conte De Luer e il suo copilota di colore Nafasi, a mio parere quello più carismatico e riuscito. I dialoghi sono ben strutturati, mai fuori dalle righe, adeguati al contesto e spesso intriganti e divertenti.
La trama è intessuta con sagacia, alternando le varie fasi concitate della guerra, tenendo sempre sulle spine il lettore, che non vede l'ora di giungere al nocciolo della questione, e sgranocchia parole una dietro l'altra.
Insomma lo avete capito, anche questo secondo capitolo mi è piaciuto molto, non mi resta che consigliarlo a tutti, anche a chi non conosce il genere e storce il naso quando sente parlare di fantascienza, steampunk, dieselpunk o qualcosapunk.

Ritorno a casa di Rita Carla Francesca Monticelli

E quindi uscimmo a riveder le stelle, o meglio, Marte in tutta la sua magnificenza. Sì, perché il protagonista della saga in quattro puntate di Deserto Rosso e indiscutibilmente lui, il quarto pianeta del sistema solare.
Giunti quindi alla fine possiamo tirare le somme. L'autrice ci sa fare con la parole, lo si nota fin da subito e ha curato i suoi racconti nei minimi dettagli, alla faccia di chi vuol male agli autori self-publishing. Si nota bene che si è documentata e parla con cognizione di causa su ogni argomento affrontato. Normale, direte voi, ma non sempre è così, molti scrittori si buttano allo sbaraglio, facendo errori madornali, solo perché sono pigri o non gliene importa nulla, tanto vendono comunque. So da fonti certe che poi ha ingaggiato diversi lettori facendoli diventare beta reader così da avere un potente strumento per saggiare il polso dei suoi racconti e, non ultimo, dei pareri disinteressati e critici per migliorare la propria opera.
Il quarto episodio? L'ho trovato un po' sottotono rispetto agli altri tre, forse perché infarcito di flashback che ne inficiano un pochino il tessuto narrativo, confondendo, a volte, il lettore. Probabilmente non erano necessari, alcuni vengono innestati da ricordi della protagonista, si ha un poco la sensazione che siano stati messi lì per allungare un po' la storia e non renderla troppo scarna. Il risultato è una sensazione di disorientamento e perplessità. In più c'è la battaglia dei sentimenti nel triangolo Anna-Hassan-Jan che alla lunga stanca.
Il migliore rimane per me il terzo episodio Nemico invisibile, poi il primo, il secondo e metto come ultimo questo quarto per i motivi già espressi sopra.
Nell'insieme un'ottima saga di fantascienza, soprattutto per la cura con cui è stata scritta, per i metodi, per alcune trovate narrative niente male e per il modo in cui Rita C. F. Monticelli coccola i suoi lettori.

Nessun dove di Neil Gaiman

Posso dire che non mi è particolarmente piaciuto senza che nessuno si arrabbi? No, perché so che Gaiman è amato e non vorrei incappare nelle ire di qualche fan.
Non ho trovato avvincente la storia, ne tanto meno incisivi i personaggi. Alcune caratterizzazione sembrano un po' troppo sulle righe, altre appena appena abbozzate, altre irritanti. Il protagonista è un fantoccio in preda degli eventi, e so che la cosa è voluta, ma questo non me l'ha reso simpatico, anzi, l'odiato dal primo istante, anche se è un eroe per caso, catapultato in una realtà alternativa che lo sconcerta e lo rende ancor più tonto di quello che è.
Nemmeno la trama mi ha entusiasmato, neanche le trovate sceniche, e lo stile dello scrittore. Che vi devo dire? Forse ho iniziato con il titolo sbagliato, ma questo libro me l'hanno regalato ed ero incuriosito, perché ho sempre sentito parlar bene di questo autore.
Forse è il solito discorso delle aspettative. Sono partito troppo carico e sono rimasto deluso. Non l'ho trovato nemmeno particolarmente originale.
Forse necessita di una seconda lettura, forse andavano cercate altre chiavi interpretative, che non ho trovato. Spesso il problema sta nell'occhio di chi legge e non di quello che è stato scritto :).
In buona sostanza, concludo dicendo che non mi ha lasciato niente.
Forse in futuro proverò a leggere qualcosa d'altro di questo autore, forse un giorno rileggerò questo stesso libro e rivedrò le mie posizioni.
Ma il tempo è a mio sfavore.

Che fine ha fatto mister Y? di Scarlett Thomas

Le premesse sono ottime, parte molto bene, promette tante cose, alcune solo sussurrate all'orecchio, altre alla luce del sole, poi si perde, clamorosamente direi, in una palude che ti porta a fondo, o meglio in un labirinto in cui non si riesce a trovare l'uscita.
Tante belle cose, dunque, anche una scrittura in parte brillante, a volte un po' soporifera o fine a se stessa, poi l'autrice si perde nell'auto-celebrazione, nell'onanismo letterario, sfociando in spiegazioni superflue e info-dump di cui il lettore non ha bisogno e anzi lo fa anche un poco incazzare.
Questo romanzo è il classico esempio di qualcosa che parte bene e che poi scazza completamente nel finale, anzi, già a metà della storia.
Peccato perché l'idea non è male, intrigante, coinvolgente. Il problema sono anche i personaggi, caratterizzati male, alcuni quasi inverosimili, rimasti persone di carta e dando l'impressione di non essere reali. Anche la protagonista diventa a poco a poco una macchietta, una vittima del tessuto narrativo che a poco a poco si smembra nel vuoto.
Quindi la risposta alla domanda del titolo non la so dare, ma genera un altra domanda: che fine ha fatto la storia che ci hai promesso all'inizio?
Peccato, ribadisco, perché qualcosa di buono c'è. Forse un editing più accurato e qualche altra stesura avrebbe giovato enormemente a questa opera.

Il libro delle anime di Glenn Cooper

Devo essere sincero, mi è piaciuto di più il primo. Questo non è male, intendiamoci, ma pare proprio un romanzo scritto perché doveva esserci una trilogia, o perché il primo è andato bene. Ho avuto l'impressione che alcuni capitoli che fossero messi lì per allungare il brodo, anzi, tutto il romanzo da questa impressione.
Poi, per carità, è scritto bene, mi piace lo stile dell'autore, semplice, asciutto, che non si perde via ad arzigogolare, però la storia giringira attorno all'osso per poi azzannarlo solo alla fine, e, tra l'altro, senza nemmeno troppa convinzione.
Insomma, non lo so, mi sono divertito a leggerlo, ha fatto il suo sporco lavoro di intrattenimento e ho raggiunto il finale senza troppi problemi, a parte quella sensazione già presa in considerazione poco fa.
Mi ritrovo costretto quindi a leggere anche il terzo, I custodi della biblioteca, anche perché comunque qualcosa di intrigante c'è e ti rimane la voglia di approfondire.

L'ombra di Edgar di Matthew Pearl

Matthew Pearl cerca sempre di essere originale e stiloso, ma a volte diventa troppo verboso. L'idea è intrigante: indagare sulla morte di Edgar Allan Poe, deceduto a Baltimora in circostanze misteriose, e sepolto in modo sbrigativo. L'atmosfera degli Stati Uniti colonici della east coast di metà ottocento è ben strutturata e ti immerge nella nebbia di Baltimora fin sopra i capelli, così da respirarne i fumi e gli effluvi dell'epoca.
Pearl è maestro in questo, anche nel ricercare parole raffinate, che in questa storia alla lunga stufano, e si arriva alla noia. La storia in molti punta arranca, soffre di periodi troppo lunghi, di infinite descrizioni e vaneggiamenti del protagonista che inducono il lettore allo sbadiglio.
Peccato perché le premesse per un ottimo romanzo ci sono tutte, alcuni personaggi sono carismatici, e molto dialoghi tra il protagonista e Dupin sono veramente stimolanti e, a volte, divertenti.
Si potrebbe definire questo libro appartenente a un'altra epoca, forse era proprio questo l'intento dell'autore, ma qui, nel 2013, non funziona, o perlomeno non funziona nel mio cervello.
Di gran lunga il peggiore tra quelli letti di Pearl.
Leggetelo solo se siete fan dell'autore, siete fan di Poe e avete una sana dose di pazienza. A mio parere anche il buon Edgar dopo un po' si annoierebbe a leggerlo.

Deserto rosso - Nemico invisibile di Rita Carla Francesca Monticelli

La storia comincia ad assumere sfumature inquietanti, non voglio dire niente per non spoilerare, ma quella roba lì nell'acqua mi fa paura, e ho detto tutto.
Niente, volevo trovare qualche difetto alla saga, perché non si può parlarne sempre bene, che alla fine si rischia di sembrare di parte e che esiste qualche inciucio con l'autrice o un'oscura lobby di scrittori auto-prodotti che si fanno promozione a suon di recensioni (potrebbe essere un'idea :)).
L'unico mio problema con Deserto rosso è Anna Persson, che, come già detto nella recensione di Abitanti di Marte, un po' mi da sui nervi, ma il personaggio è così, prendere o lasciare.
Devo dire che questo terzo episodio è quello che, per il momento, preferisco, perché c'è più azione, più morti, più sangue (che ci volete fare, sono un bel esemplare di sesso maschile) e diversi nodi vengono al pettine, rivelando tutta la potenzialità della saga.
E così mi sono già fiondato sul quarto episodio, perché voglio abbeverarmi ancora, perché voglio vedere come va a finire, e poi piangerò perché è finita.
Alla fine vi ammorberò con un'altra recensione (che tutto pare, meno che una recensione), sperando di trovare qualche difetto :).


Deserto rosso - Abitanti di Marte di Rita Carla Francesca Monticelli

Secondo capitolo che mantiene tutte le aspettative del primo episodio, arricchendo e ampliando quel che già si è visto in Punto di non ritorno.
C'è un piccolo problema: inizio a diventare insofferente nei confronti di Anna Persson, perché è isterica, lunatica e troppo impulsiva. Al contrario mi sta troppo simpatico Hassan (è così, che vi devo dire?).
Sento già le risposte dei maschilisti: è normale, perché è una donna e... ahia, ahia, quante mazzate virtuali che mi prendo.
Per il resto la storia scivola via che è una bellezza e non si riesce a togliere gli occhi dalle parole fin quando avidamente non si è giunti alla fine e si clicca inevitabilmente sul terzo episodio.
Questa non è fantascienza fredda e impalpabile come il vuoto cosmico o come Plutone nei mesi invernali :). I personaggi di questa autrice sono vivi, hanno dei sentimenti, sono molto umani. Questo non deve far storcere il naso ai bruti con lance e pistole laser, abituati a leggere di droni, robot e satelliti dalle facce buie. Intrighi, amore, odio, valore e amicizia, sono il sale di questo racconto, ma anche l'esplorazione, la colonizzazione, lo sci-fi puro, il tutto mescolato in un cocktail davvero delizioso.
Un'ottima lettura.
Consigliato.

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