04 aprile 2016

Abisso di Anime - recensione su Silverfish Imperetrix

È sempre bello scovare una recensione positiva (tra l'altro segnalatami in ritardo da google alert).
Comunque trattasi della recensione di Abisso di Anime su Silverfish Imperetrix.
Leggerla mi ha fatto bene al cuore.
Ecco il link diretto.

04 marzo 2016

Panico da autostrada

I primi tempi in cui guidavo avevo il terrore dell'autostrada e dei lunghi viaggi.
In realtà ancora adesso permane in minima parte, ma si è attenuata con il tempo e con il fatto che ogni giorno per andare a lavorare devo fare quasi trenta chilometri autostrada, sessanta se contiamo anche il ritorno. Viaggiare in aereo poi non ne parliamo.
La fobia era alimentata dai granelli di vetro dei parabrezza ai bordi delle strade, dalle lapidi nelle statali e nelle provinciali, dalle tracce di pneumatici, dai rimasugli degli stessi, dai frammenti di plastica dei parafango.
Immaginavo nella mia testa malata di vedere tutte le vittime degli incidenti passarmi davanti, come in una terribile processione, o di vederli là dove hanno perso la vita, spappolati, o bruciati vivi. Pensa un po' che allegria.
Tutto questo per spiegare che ogni tanto i libri vengono generati anche dalla paure più profonde. Riversate su carta forse vengo esorcizzare e forse no.
Di certo a me è servito affrontare di petto ogni giorno il viaggio verso il lavoro.
Questa fobia ha dato vita la romanzo Tombe d'Acciaio.

03 marzo 2016

Lo scrittore perfetto

Non mi atteggio a professore perché non lo sono e mi inchino alla sapienza di chi sa giostrare con le parole come se fosse un giocoliere.
Io in realtà sono un artigiano della scrittura, che ha iniziato per passione, un autodidatta che si è formato con la lettura e con tanta scrittura.
Non sono laureato in lettere, o in filosofia, e sono sempre più convinto, con l'andare degli anni, che per essere un bravo autore questi titoli non servano, anche se aiutano nel costrutto della sintassi e nell'impostazione strutturale di tutta quanta l'opera. Ma se sei una pianta secca, al limite scriverai una bella lista della spesa.
Non posso affermare di essere diventato un bravo scrittore, non sono io a doverlo giudicare e comunque i giudizi non sono mai oggettivi per quel che riguarda i creativi. Anche se scrivi una fetecchia assoluta, ci sarà qualcuno che ti apprezza, anche se spero, che siano in maggioranza i detrattori.
Perché questo sfogo? Mmh, perché ancora oggi mi capita di sentirmi in imbarazzo di fronte alla mia ignoranza su determinati argomenti, oppure quando faccio degli errori banali, o sparo un refuso che poi non riesco a trovare.
E non dovrei. Non siamo perfetti. Nessuno lo è, nemmeno lo scrittore o l'editor più bravo. E in effetti incomincio ad accettarmi così come sono, e sto notando che anche i miei lavori ne giovano. Nel senso, non è che adesso non faccio più errori, ma sono più rilassato e diciamo che non ho più quella sensazioni di inadeguatezza se sbaglio a infilare una virgola.
Certo, bisogna sempre tendere al miglioramento e cerco di impegnarmi in questo, ma di certo non posso pretendere di essere il maestro della grammatica. Il mio intento è scrivere una storia che diverta chi la legge, creare un universo credibile (worldbuilding, parola tanto cara a Alessandro Girola :P) e personaggi con un certo spessore.
Il resto è importante, ne sono conscio, ma è un mio limite, probabilmente proprio per mancanza di formazione scolastica adatta.
Credo di essere sempre stato bravo nel generare storie, quelle che prorompono dalla mia ribollente fantasia.
Quindi aspettatevi tanta roba per il futuro :).

PS: un 10 e lode a chi indovina a quale telefilm appartiene il professore della foto :)

02 marzo 2016

La caratterizzazione dei personaggi

Quanto mette di sé lo scrittore nei personaggi che crea?
Io credo che qualcosa del proprio io venga sempre travasato nella caratterizzazione dei profili, immagino sia inevitabile. Certo, dipende molto anche da che tipo di narrazione e di stile si utilizza. Con PoV in prima persona è possibile che questa probilità sia più evidente, con narratore onniscente tenderà allo zero.
Si tenga ben presente che sono tutte mie ipotesi. Sta nella bravura dell'autore e nella capacità di immedesimazione dello stesso saper creare un personaggio che non gli somigli per niente. Ci vuole un po' di abilità da attore, altrimenti i nostri protagonisti saranno tutti piatti e fatti con lo stampino. Chiaro che sarà più semplice calarsi nei panni di una persona del proprio sesso e più arduo essere credibile nella strutturazione di un personaggio di sesso opposto, o anche di un età molto lontana dalla propria, o un animale, o un oggetto inanimato.
Personalmente credo di essere riuscito, in varie occasioni, a creare personaggi diversi dal mio carattere, con tratti anche palesemente opposti ai miei. Riflettendoci però penso che a un mio personaggio non farei mai dire o fare cose che ritengo troppo stupide o stereotipate, a meno che non lo imponga il copione.
Insoma non sentirete mai un mio personaggio, anche donna, lamentarsi del tempo, perché personalmente lo ritengo inutile, perché il tempo metereologico non si può cambiare e non ci si può far nulla. È un mio limite, sicuramente.
Un personaggio ben delineato che crea empatia con il lettore è un buon punto di partenza per generare un ottimo romanzo.
Ci sono alcuni autori che tratteggiano alcuni particolarità rifacendosi a persone che conoscono, ma io preferisco non farlo, per non immedesimarmi troppo in quella persona e rischiare di renderlo non funzionale alla storia.
Ammetto di aver utilizzato alcune volte questo escamotage e in effetti non sono rimasto pienamente soddisfatto del risulto.
In buona sostanza bisogna sempre cercare di renderli reali, come se fossero in carne e ossa e non personaggi fittizi, di carta, altrimenti avremo fallito.

01 marzo 2016

Quake 2 - 1997

Ho un passato da netgamer, ho giocato a Quake2, Quake3, Counterstrike e poco altro. Sono poi passato agli MMORPG, anche se sostanzialmente ho giocato solo a World of Warcraft.
Ho iniziato appunto con Quake2. Gioco della Id Software del 1997, secondo capitolo di una fortunata serie.
Per quelli che non lo sanno, io, Davide Cassia, sono stato il primo dipendente di NGI, NetGamers Italia, che ai tempi si proponeva come core business appunto il gioco online, offrendo server in cui giocare ai vari giochi multiplayer di grido di fine secolo. Quake2 in quel momento era il titolo che andava per la maggiore e io ho iniziato così la mia mediocre carriera di netgamer.
Il single player di Quake2 ha la solita trama dei primi titoli della casa, cioè, sei un marine, sei catapultato in una base aliena, devi fare fuori tutti i nemici e nel frattempo anche distruggere l'impero del male extraterrestre.
Godibile, ma anche dimenticabile. L'IA degli avversari era più che buona e anche le ambientazioni non erano male.
La vera forza di Quake2 era, come già anticipato, il multiplayer, con decine di modification dedicate, dal tutto contro tutti, in una confusione di sangue e corpi mutilati, il Deathmatch, al Capture the Flag, principe del gioco di squadra, al Duel, vero è proprio confronto con le skill avanzate dei netgamer di allora.
Poi in quegli anni sono uscite vari mod custom generati dagli utenti. Alcuni veramente divertenti, altri un po' più incasinati e con una curva di apprendimento e abilità troppo alta, da scoraggiare i newbie (nuovi pivelli giocanti).
Ah, quanto mi sono divertito in quegli anni. A vederlo adesso Quake2 rispetto a giochi di nuova generazione fa quasi tenerezza, anche se ai tempi, il suo motore grafico fu sfruttato per diversi altri sparatutto in prima persona.
Mantiene comunque il fascino di tutti i giochi della ID, anche se, a mio parere, come atmosfere, ambientazioni e livelli, nonostante sia più datato, DOOM rimane a tutti gli effetti migliore.

29 febbraio 2016

Cambi di prospettiva

Con l'andare dell'età (ahimé, quest'anno sono 46) e dei fatti della vita, cambiano le prospettive. Ho scoperto l'acqua calda, lo so, ma sono quelle cose che ti ripetono gli altri, i parenti, gli amici, e a cui tu stenti a credere. A me non capiterà, bla bla.
E invece succede. Non cambi solo modo di affrontare i problemi, ma anche approccio alla vita e al prossimo. Per me, oltre al passare del tempo, è anche il fatto di essere diventato padre. È cambiato tutto: le priorità, le responsabilità, ecc, ecc, ma anche la sensibilità verso determinati argomenti (anche qui l'acqua calda, con una scorza di lime, grazie).
Quando vedo un film, quando leggo un libro, in cui sono coinvolti i sentimenti (amore, orgoglio, odio, pregiudizio e stokazzo), mi scopro a piangere come un maiale sgozzato. Ma lacrime, eh. Quelle vere. Anche su scene palesemente artefatte per suscitare quel tipo di reazione. Sono diventato una mozzarella, e nemmeno di marca.
Mi sta capitando anche nella scrittura. Badate bene, non è che piango a ogni paragrafo, anzi, non piango affatto, ma mi sono accorto che lo sviluppo e la mappatura caratteriale di determinati personaggi è stata arrichita da questa mia nuova sensibilità (e grazie al cazzo, direte voi).
È palese in Abisso di Anime. E in effetti diverse persone che l'hanno letto, mi hanno confermato di essersi commosse su alcuni passaggi particolarmente toccanti che io (con malizia, direi) ho costruito giustappunto per provocare questo tipo di emozioni.
Con questo non voglio dire che il mio prossimo romanzo sarà pubblicato da Harmony con il titolo Lacrime di Padre, ma che probabilmente l'intelaiatura emotiva dei miei personaggi risulterà un filo più complessa e che, ci saranno personaggi padri e personaggi figli.
Però Lacrime di padre è lì, pronto a essere sfornato, quindi tremate, peggio di un horror.

26 febbraio 2016

Alieni che scoreggiano

Ebbene sì, in passato ho lavorato in una redazione di un editore. Qualcuno di voi di certo se lo ricorda, erano le Edizioni XII. Pensate, per un breve periodo ho anche avuto la carica di presidente. Proprio quando ha chiuso i battenti...
Tutto questo per dire cosa? Ah, sì. Ogni tanto mi arrivano ancora dei manoscritti da valutare e, sappiatelo, se a me ne arrivano una decina all'anno, pensate a una redazione seppur piccola com'era la realtà di XII. Rispondo a tutti cortesemente, spiegando che non faccio più parte di una casa editrice e che in realtà abbiamo chiuso ormai da ben quattro anni passati. A tutti suggerisco il percorso dell'autoproduzione, con tutti i crismi di qualità che ognuno dovrebbe imporsi.
Tra le opere giunte ce ne sono alcune che spiccano per sfrenata ricerca della originalità, che si sa, ormai è una chimera. Uno di questi mi ha particolarmente divertito, non citerò il nome dell'autore ovviamente per non avere grane, ma non è un'autore autoprodotto, perlomeno a oggi non è ancora apparso sul grande palco degli indie.
Trattasi di un romanzo di fantascienza in cui, manco a dirlo, la terra viene invasa dagli alieni, ma la particolarità di questi extraterresti è che scoreggiano, e di brutto. Ne hanno fatto la loro arma segreta e la loro forma di energia. E in effetti a vedersi sembrano delle palle, di gas, e uccidono all'istante con le loro emissioni mefitiche. I motori delle astronavi sono alimentati dalla loro produzione intestinale e persino alcune armi, oltre al loro posteriore, emettono questo gas letale.
Be', forse si può proporre come parodia o romanzo satirico\comico, ma ha bisogno di una sana dose di editing. Non sono arrivato alla fine, quindi non so dirvi se può essere valido o meno, e io sono il meno indicato a demonizzare qualcuno che in un romanzo parla di emissioni intestinali (il motivo ve lo spiegherò forse fra qualche mese).
Tutto sommato, a parte qualche mal di testa per periodi astrusi e troppo verbosi, quella parte che ho letto mi ha divertito.
Chissà, forse apparirà prima o poi, con la speranza che sia passato nella cesoia di un buon editor.

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