15 febbraio 2012

Generare parole casuali

Generare parole casuali
Per formare metrica
È questo il senso
Lettere, poi sillabe
Infine frasi compiute

Cerchi di emergere
Da quella massa
Che detesti
Ma sei parte di essa
Materia informe
Pensante

Se ti distacchi
Per pochi secondi
È per pura casualità
O forse un tocco divino
che ti dona
La notorietà

20 gennaio 2012

Mulini a vento

Mulini a vento
Al di là del fiume
Riflessi cobalto
Su carne d'avorio

Riccioli di terra
E letame di pensieri
Muri di crani
E orologi al contrario

Combatti con spade di carta
E cadi sull'orlo del tempo

Mulini a vento
Con ghigni di sfida
Pale di sangue
E lettere coagualate

Trucioli di sentimenti
E fuochi di dissensi
Barriere di occhi
E tenebre di chiodi

Combatti con sogni infranti
Ed evadi dal giogo del tempo

19 gennaio 2012

Cioccolato

Cioccolato caramellato
Striscia tra denti affilati
Su foglie di palma arrotolate

Dardi di vibrisse
A effetto farfalla
C'è chi chiede menzogne

Il resto è solo intuizione
Petali di discordia in fumo
Cenere di fratellanza amara

Cioccolato a forma d'asfalto
Il luoghi comuni cristallizzati
La fionda del dio mediocre

Resistenza di fila di rostri
Onde di schiuma di encefalo
Su vassoi di adrenalina pura

Il resto è solo finzione
Autunni di maggio
E polvere rossa sul santo

10 gennaio 2012

Sabbia di Mondi

Il tempo si trasforma in polvere
Un solco tracciato dal demone
Sabbia di mondi, scaglie di stelle

Nebbia sorta da lampade accese
Con mani imbrattate di sangue
Dolci caramelle nere di anime

Alberi di stagno e mercurio
Cascate di antiche paure ataviche
Porte romboidali portano a Dio

04 gennaio 2012

Maree di Emozioni

Maree di emozioni
Mi hanno travolto
Portandomi lontano

Non ero pronto
Per tutto questo amore

Non ero pronto
Per tutta questa vita

Sentimenti così forti
Da non poter essere
Contenuti in un cuore

Nel mio cuore

Cuore di uomo
Non allenato ad amare

Maree di emozioni
Mi hanno sconvolto
Confondendomi

Ma tra onde di piena
E venti di tempesta
Ho toccato l'infinito

19 settembre 2011

La prigionia del cielo - Le prime pagine

Prologo
Il vento ululava promesse di burrasca e la pioggia cadeva come se le cateratte del cielo avessero deciso di non chiudersi più. I pini e gli abeti si piegavano pericolosamente verso terra, come per inchinarsi all’indiscusso potere degli elementi. Il diluvio era fitto al punto che era quasi impossibile vedere a più di due o tre metri di distanza, e nemmeno i potenti lampioni della Statale 17 riuscivano a penetrare attraverso quelle sbarre d’acciaio liquido. Tuoni e fulmini cominciarono a rincorrersi sempre più dappresso e le saette, che illuminavano a giorno la piccola cittadina, erano seguite da un cupo fragore che faceva tremare le inferriate delle finestre.
Eppure, in mezzo a tutto quel finimondo, un’auto di piccola cilindrata arrancava lungo la statale. A bordo un giovane dall’aria stanca guidava con cautela, lo sguardo fisso sui piccoli torrenti che serpeggiavano sulla strada. Il tergicristallo danzava rumoroso sul parabrezza spazzando secchiate d’acqua.
La Ford svoltò in una strada secondaria, i piccoli fari rotondi ferirono la tenebra con lame di luce e disegnarono a malapena i contorni nebbiosi della via. Poi l’auto svoltò ancora a sinistra, immettendosi in una strada sterrata trasformata in un sentiero paludoso e informe. L’auto proseguì con decisione, sbandando solo impercettibilmente tra le pozzanghere melmose della via, e superò un grosso arco in legno. Da sopra l’arco pendeva un cartello in ferro mezzo rosicchiato dalla ruggine: “Tenuta Mariani”. 
L’auto raggiunse una maestosa villa coloniale a due piani circondata da querce frondose, che stormivano parlando col vento; dalla tettoia della villa cadevano cascate d’acqua nera che si fondevano con la terra ormai satura.
 Il giovane scese dall’auto e corse verso l’edificio ciabattando nelle pozzanghere scure. Si fermò sotto la tettoia: il volto tirato, lo sguardo nel vuoto. Nel cielo balenò un fulmine che illuminò per un istante il sontuoso giardino dei Mariani.
Un’istantanea del Signore, pensò il ragazzo, e pigiò il campanello che non emise alcun suono.
Un tuono rantolò il suo dolore. Bussò per tre volte. Passarono alcuni istanti e il ragazzo si cinse le spalle rabbrividendo: nonostante fosse solo settembre, il vento di Tramontana era tagliente come una spada. Finalmente qualcuno aprì: una giovane donna apparve sull’uscio di casa.
«Ah, sei qui! Bene!»
Lui non parlò ed entrò. La temperatura, in casa, era assai più mite e il ragazzo porse alla donna la giacca zuppa di pioggia.
«Gli altri sono già qui», gli disse.
Lui già lo sapeva: le loro auto erano parcheggiate nel vialetto d’ingresso. Tutta la villa era illuminata da candele, il che rendeva ancora più suggestivo ed eccitante quello che stavano per compiere. Conosceva bene la tenuta, c’era stato altre volte, così non gli fu difficile trovare la sala da tè. Gli altri lo attendevano seduti al tavolino, nel buio più completo, tranne per una piccola candela al centro del tavolo. La luce debole suggeriva i volti dell’uomo e dell’anziana donna seduti, dando alle loro fattezze contorni sinistri. Lo salutarono con un lieve cenno del capo. Il ragazzo sedette alla sinistra della vecchia e di fronte all’uomo. Furono raggiunti dalla giovane donna poco dopo. La fiammella fremette davanti ai loro occhi, mossa dagli spifferi segreti della casa, proiettando le loro enormi ombre sulle pareti. Fuori il vento gridava il suo terrore mentre il fulmine e il tuono continuavano il loro insoluto duello.
Allacciarono le mani e tra loro cadde il più assoluto silenzio. Dalle labbra socchiuse dei quattro scaturì una litania in latino, un’invocazione musicale, come una filastrocca medievale. Continuarono così per quasi mezz’ora, sempre a occhi chiusi, con la testa china, mani nelle mani e recitando quell’assurda tiritera.
Poi qualcosa accadde.
Il fulmine brillò per due volte, ma non seguì alcun rombo. Il tavolino cominciò a traballare, prima assai lentamente, con piccoli movimenti ritmici come mosso da una scossa tellurica distante, poi cominciò a sbattere con violenza contro il pavimento. La candela cadde di lato e rotolò sul bordo, ma rimase come per miracolo in equilibrio. Poi il tavolino cominciò a roteare vorticosamente su se stesso e s’alzò in aria a mezzo metro d'altezza. I quattro rimasero seduti: le mani sempre allacciate, in bocca sempre la litania rituale, come se nulla fosse accaduto.
Un tuono fragoroso scosse l’atmosfera e la grossa finestra dietro di loro si spalancò di colpo, facendo volare in alto le pesanti tende come vele spiegate dalla tempesta. Il tavolino smise di roteare e ricadde nell’esatto punto in cui era in precedenza. La candela, che era rimasta illesa fino a quel momento, precipitò sul pavimento, e si spense.
I quattro ora erano in piedi, avevano alzato le mani congiunte al cielo e stavano gridando la litania con il viso rivolto verso un punto preciso del soffitto. Un lampo illuminò la stanza e tutt’e quattro all’unisono aprirono gli occhi nel bagliore elettrico della folgore.
In alto, sopra di loro, vicino al lampadario di cristallo, levitava una donna vestita di bianco, le vesti le ondeggiavano attorno come serpi ammaestrate. L’apparizione li guardò a uno a uno con occhi di fuoco e poi rise. Una risata che sembrava giungere da un sepolcro scoperchiato.

24 agosto 2011

Ebook de La Prigionia del Cielo a 0,99 €

Da oggi a solo 0,99 euro download della versione ePub de
La Prigionia del Cielo
Impaginato da Matteo Poropat.


0,99 €


Presentazione (a cura di Daniele Bonfanti):
Ed Carini è il capo della polizia di San Patrizio e si trova a indagare su una serie di omicidi brutali riconducibili ad una vendetta meditata e studiata in ogni particolare. Parallela all’indagine, la sua vicenda sentimentale: a quarant’anni è in piena crisi di mezza età, con un matrimonio che va in pezzi, un’amante che cerca spazio e la sua famiglia che gli sfugge di mano.
Alex Carini è il figlio tredicenne di Ed, sognatore e artista, fin troppo strano. Saranno i suoi sogni – spettri che attraversano la sua stanza fluttuando a diverse altezze, convergendo in un unico punto in mezzo al bosco – a condurlo in mezzo a una storia di fantasmi e a un orribile delitto sepolto. Mentre a scuola deve imparare a farsi rispettare dai bulli e conquistare la bella Mara.
Ma sono solo visioni e incubi, come crede sua madre, oppure c’è qualcosa di vero? Perché lo psicanalista da cui lo mandano in cura è così sconvolto dalle sue confidenze?
Tra sedute spiritiche, incubi e visioni, vicende scabrose, tradimenti e corruzioni, ognuno dietro la tranquillità di San Patrizio ha qualcosa da nascondere.
Troviamo nel romanzo di Cassia tutta la lezione del giallo-noir seriale all’italiana (da Montalbano a Coliandro): attento a personaggi tangibili, senza supereroismi e con cura di dettagli e quotidianità – dal cibo ai gesti più semplici.
Si inserisce in contorni di fiction romantica tra storie di tradimenti, squallori di ogni giorno e amori strascicati.
Tutto si mescola con l’orrore visionario del primo Stephen King e con un tocco di thriller all’americana, all’ombra di un antefatto drammatico e commovente (e purtroppo assai credibile) che emerge piano piano da dietro le quinte. Insabbiato, anche qui, in maniera molto “nostrana”.
L’impasto è corposo e originale, e caratterizza questa come altre opere di Cassia in maniera forte, riconoscibile e personale, che sa sempre prendere per mano il lettore e far sentire la voce dell’autore come quella di un vecchio amico.
Un’ironia malinconica e disincatata nel narrare persone più che personaggi, e vicende che incardinano i loro lati fantastici, adrenalinici e orrorifici in un impianto quanto più verosimile e ordinario. E, proprio per questo, più inquietante.
Forte il contrasto/parallelismo tra la storia di Ed e quella di Alex, che pur trovandosi a impattare con le eco tangibili della medesima vicenda, lo fanno in modo completamente differente, costruendo un gioco di specchi che però restituiscono immagini non corrispondenti. Ogni personaggio adulto ha qualcosa da nascondere, nessuno è un eroe e nessuno vince davvero. Ognuno, chi più chi meno, ha un lato meschino e vigliacco.
Dall’altro lato i ragazzi – in una pressoché totale incomunicabilità con il mondo degli adulti – e in particolare Alex, ancora innocente, che affronta la missione per puro altruismo e senso dell’avventura, capace di commuoversi quando scopre ciò che è davvero accaduto, e di superare grazie alle straordinarie vicende che vive le sue paure. E, superando la paura, si affermerà anche come adulto – nel senso buono del termine, diventando l’unico vero “eroe” di tutto il romanzo.
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