Harry Potter e i doni della morte - parte prima

di David Yates
Usa GB 2010
Fantastico

Dopo la scomparsa di Silente, la forza distruttiva di Voldemort appare praticamente inarrestabile. Harry Potter ed i suoi due fedeli amici Ermione e Ron sono costretti scappare come fuggiaschi, braccati ovunque dalle forze oscure. La loro ultima speranza è quella di trovare e distruggere tutti gli horcrux e frenare in questo modo l’avanzata del Male. Come riuscirci quando tutto sembra ormai perduto?

Sono un fan da sempre di Harry Potter, mi sono bevuto i 7 libri a tempo record quando sono usciti, coinvolto da persone di cui mi fido.
Al di là di diversi espedienti narrativi che mi hanno fatto storcere il naso in buona parte dei romanzi della saga, mi ha coinvolto e tirato dentro comunque, soprattutto a partire dal terzo, Il prigioniero di Azkaban, perché in un certo qual modo vira verso il gotico e arriva in quest'ultimo a sfiorare l'horror.
Devo essere sincero, avendoli assorbiti in breve tempo, tendo a confondere molti degli episodi dei vari capitoli, collocandoli temporalmente in modo errato. I Doni della Morte non me lo ricordavo proprio, salvo per qualche sporadico flash. Mi vengono in aiuto in questo caso i film, a mio avviso più incisivi rispetto alla narrazione della Rowling, che a volte perde un po' di lucidità e confonde il lettore, mentre la maggior parte delle sceneggiature e la bravura dei registi che hanno preso in mano il malloppo ha fatto sì che alcuni episodi migliorassero rispetto al libro.
È una mia opinione discutibile, ovvio, ma, a parte i primi due, comunque belli, ma ancora troppo ingenui e adatti al pubblico a cui erano rivolti, dal terzo, come già accennato, le cose cambiano. Certo, è il romanzo che ha cambiato registo, ma il film girato da un Alfonso Cuarón ispirato ne ha amplificato il valore. Lo stesso discorso si può fare per Il Calice di Fuoco, il migliore, a mio avviso, fino all'arrivo di questa prima parte dei Doni della Morte. L'Ordine della Fenice non mi aveva convinto, così come il Principe Mezzosangue, ma il problema era probabilmente la mole di dati del romanzo racchiusi in poche ore di film e un calo netto nella narrazione della autrice.
Quindi un plauso all'idea di spezzare in due parti l'ultimo, per portare sullo schermo una versione meno frenetica, meno confusa e con il rischio di tagliare fuori qualcosa di importante. Chiaro che è pure una spudorata operazione commerciale, ma la cosa non mi infastidisce più di tanto, visto la resa del primo film.
Sinceramente, la prima parte del romanzo descritta nel film mi aveva quasi annoiato, ma vista sul grande schermo ha una grande resa, merito sicuramente di una sceneggiatura illuminata e di una regia magistrale. Gli attori inoltre ormai sanno cosa fare a memoria, calati da diversi anni nel loro personaggio. Quello meno in palla mi pare sempre Ratcliffe, in confronto alle interpretazioni di tutti gli altri. Ma forse è solo perché è quello che meno mi piace nel constesto della saga, il che è tutto dire, visto che IL protagonista. (in realtà mi stava sulle palle pure Silente). Preferisco, a dire il vero, tutti gli altri, a partire da Hermione, Ron e compagnia bella. Il mio preferito in assoluto rimane Severus Piton.
Un altro punto forte, confermato e anzi rafforzato, è la scenografia. I vari luoghi dove i tre si smaterializzano sono molto belli ed evocativi. Dai boschi nebbiosi alle alture innevate fino alle rive di fiumi e laghi. Molto suggestivi, con impatto visivo da mozzare il fiato.
Una buona dose di azione a suon di incantesimi, e morte, sangue, emozioni e anche qualche lacrimuccia per la dipartita di personaggi a cui ci si era affezionati.
Insomma un ottimo film, migliore, a mio avviso, del romanzo.

Giudizio: 4 su 5

Radio commerciali e pubblicità

Questa non vuole essere una polemica, o, perlomeno, lo è, ma è anche una riflessione.
Alla mattina mi devo sparare circa tre quarti d'ora di auto, traffico e imprecazioni per arrivare al lavoro. E anche alla sera, stesso discorso.
Sai che novità, la maggior parte dei lavoratori con vari mezzi incappa in queste tre variabili in ordine sparso. La mia riflessione però non è sullo scazzo del viaggio, ma su quello che trasmettono le radio private.
Farò nomi e cognomi, così da poter essere querelato.
Non sono alternativo, ho gusti nazional popolari, anche se mi ritengo, probabilmente a torto, al di sopra di certe logiche di mercato. Quindi ascolto di tutto, dai Puffi, al heavy, i cori russi, la musica finto rock, la new age italiana, il free jazz, ecc, ecc.
Per il momento quella dove tengo fermo di più la nervosa rotella di selezione è Radio 101, poi a cascata altre, come RDS, RMC, Capital, e via così.
Bravi, belli, simpatici... ma minchia, quanta pubblicità.
Fermi tutti. OK. Le radio di questo tipo campano di questo, lo so. Però l'utente finale sono io, cazzo. D'accordo, posso girare su radio meno commerciali, mettere su un cd e via. E spesso lo faccio, quando lo scazzo arriva a mille.
Prendo ad esempio R101:
Speaker che parla di qualchecosa - canzone - pubblicità - speaker - promozione - pubblicità - canzone - speaker e poi il giro ricomincia con pubblicità, ecc.
Dico io. Una canzone. Una ne passano, quasi mai 2 di fila. In un viaggio di un 45 minuti, riesco a sentire si è no 4-5 pezzi musicali che, se va di lusso, sono 15 minuti (e sono ottimista)
Capite? È meno del 50%, quando va bene.
Quando va male sono 10 minuti di canzoni, il resto è speaker (che se non ti sta simpatico, so' cazzi, ma in quel caso io cambio stazione) e pubblicità.
Quest'ultima a mio avviso, a parte rompere le palle, occupa troppo spazio. Gli interventi dei conduttori quanti saranno? 3-4 da pochi minuti, il resto è pubblicità.
Non ho ancora cronometrato, ma probabilmente lo farò.
4 canzoni, in media 3 minuti, stiamo larghi - 15 minuti
3 speaker, in media diciamo 2 minuti, ancora larghi - 10 minuti
quindi 25.
40-25=15
Quindi io mi sorbisco 15 minuti di rottura di palle, il 33%. Pare poco, direte voi, ma vi assicuro che è tanto. Soprattutto pensando a quelli che si fanno un'ora o più.
Non so nemmeno come sia la regolamentazione audiovisiva in questi casi, e mi fustigherò per questo.
Eppure devono campare, come ho detto. Ci sta. Ma mi domando se ci sia altra gente che la pensa come me. Cioè, tutti si sorbiscono questa percentuale di reclame senza pensare: michia che stracciamento di maroni? Forse la mattina siamo anestetizzati dal sonno e la sera rincoglioniti dal lavoro. O, molto probabilmente, è capitato anche a me, si inizia a riflettere e a pensare e la radio diventa un sottofondo, e, di conseguenza, anche la pubblicità. Boh.
Comunque, quando sono in acido veramente, come ho detto, metto su un cd, o giro su stazioni che fanno solo musica, non hanno speaker e fanno poca pubblicità, come Gammaradio o Otto fm (credo che quest'ultima si senta solo dalle mie parti).
Sicuramente ce ne sono tante altre. Accetto suggerimenti.

USAM Novembre: Classifica Finale!

Ci siamo! Vado ad annunciare la classifica finale della XXXIII edizione di USAM. So che siete lì in trepidante attesa, strappandovi le vesti, i capelli e oggettistica varia.
Non voglio tenervi sulle spine, a meno che non siate dei fachiri. (sono simpatico, eh?)


1 - Gerusalemme 48 di Roberto Bommarito
2 - La cometa dell'intelligenza di Alberto Priora
3 - La casa vicino al bosco di Attilio Facchini
4 - Bersagli di Luca Pagnini
5 - Single di Selene B.

Complimenti a Roberto per la seconda vittoria e grazie di cuore ai finalisti, a tutti i partecipanti, a chi ha commentato e... insomma, a tutti!

Sunshine Cleaning

di Christine Jeffs
Usa 2008
Commedia


Rose Lorkowski al liceo faceva la cheerleader, ora intorno ai trent'anni fa la domestica; vuole sbarcare il lunario per pagare gli studi all'eccentrico figlio di otto anni Oscar. Rose ha una sorella più giovane, un po' scoppiata, Norah, che vive ancora a casa con il padre Joe, un uomo sempre alla ricerca del modo migliore per fare soldi. Un giorno però Rose scopre che esiste qualcosa di molto più redditizio di fare la semplice cameriera e si mette in società con la sorella Norah. Le due ragazze mettono in piedi una agenzia che ripulisce le scene dei crimini: la Sunshine Cleaning.

Quante volte ho detto che il giudizio di una qualsiasi opera, sia essa cartacea, digitale, pellicolosa o puré di patate è influenzata dall'aspettativa?
Tante, non le conto più, o meglio, non le ho mai contate.
Comunque questo è un altro di quei film che la mia dolce metà ha chiesto di poter vedere, e io, di buon grado - soprattutto per accumulare punti fedeltà e poi vedere qualcosa di orrorifico o fantascenzioso - mi sono messo il cuore e in pace e lanciato la visione.
Quindi aspettativa bassa e, come di consuetudine, il film mi è piaciuto. Niente di eccezionale, per carità, però simpatico, divertente, emozionante, con un buon ritmo e personaggi credibili, ben delineati. Uno spaccato di vita, una struttura narrativa semplice, che non scade nel sensazionalismo e nello scontato, ma viaggia su una linea coerente, senza sussulti o colpi di scena forzati, come vorrebbe un sceneggiatura hollywoodiana. Sì, perché la produzione è di un'etichetta indipendente, attori bravi, ma non famosi o issimi e buona sceneggiatura. Non che io voglia esaltare l'indipendenza dal colosso, non schifo le produzioni degli studios, ma è l'ennesima conferma che con un budget limitato e con attori competenti e un'ottima scrittura, si possono produrre comunque dei buoni film. Naturalmente poi i conti si fanno al botteghino, senza un'adeguata promozione, la pellicola ha incassato negli USA solo 11 milioni di euro (magari nonostante tutto non sono andati in rosso).
C'è un certo fil rouge di tristezza nella trama, ma non tanto da tagliarsi le vene, perché i protagonisti combattono con i problemi di tutti i giorni e non contro funghi rosa o licantropi glabri. E poi il messaggio del film è anche quello di non mollare mai, anche se ci sente dei falliti, e di contare sulle cose importanti, valori come la famiglia, l'amore, ecc, ecc e una sana dose di gelato alla vaniglia.
In fin della fiera, se volete un film piacevole per passare qualche ora spensierata senza zombi, vampiri dorati e mostri viscidi e melmosi, questa pellicola è l'ideale. Se vi piacciono solo quelli con le esplosioni, gente che entra ed esce volando, uomini che si tramutano in salsa tartara, allora non guardatelo.

Giudizio: 3,5 su 5

I finalisti di USAM Novembre

Dopo lunga e accesa discussione in cui è stata svelata anche la formula della barriera antiresidui, ecco la lista dei finalisti:



- Bersagli di Luca Pagnini
- Gerusalemme 48 di Roberto Bommarito
- La casa vicino al bosco di Attilio Facchini
- La cometa dell'intelligenza di Alberto Priora
- Single di Selene B.

Complimenti ai 5 e un sentito ringraziamento a tutti i partecipanti.

Tombe d'acciaio, L'anima errante e Essenza rimossi da Lulu

Oggi ho fatto un scelta che avrei dovuto già fare da diversi mesi, anzi, qualche anno.
Cioè togliere dal download gratuito su Lulu.com tre opere della mia vasta produzione.
Questo non perché io non le ritenga degne di lettura, ma semplicemente non soddisfano i parametri minimi di un editing decente.
Al contrario dei titoli ancora disponibili che hanno comunque un livello di revisione dal discreto all'ottimo e che ho tolto dallo status free perché mi sembra di denigrarli, soprattutto perché il mercato degli ebook si sta muovendo, e magari qualche euro riesco a tirarlo su.
Ecco il livello di editing delle opere su Lulu.com:

- La Prigionia del Cielo -> Ottimo (editing di Daniele Bonfanti & Simone Corà)
- Doll in Love -> Buono
- Itaca -> Discreto (Raccolta di poesie)
- Tombe d'acciaio -> Scarso
- L'Anima Errante -> Imbarazzante
- Essenza -> Disastroso

Quindi, come avrete di certo intuito, gli ultimi tre sono stati ritirati e riappariranno, probabilmente, in futuro, dopo approfondito editing.
Nel frattempo scaricate e/o comprate i primi tre. La raccolta di poesie se proprio ci tenete e siete curiosi di vedere cosa ho combinato.

Persons Unknown - aggiornamento

In Italia è arrivato alla 10a puntata, mi pare. Io sono arrivato alla 6a e un po' mi sono stufato. L'iniziale entusiasmo si è spento per via della narrazione un po' ripetitiva, ma soprattutto per le caratterizzazioni dei personaggi, alla lunga un po' noiosi.
Immagino non sia semplice tenere alta la suspense per 13 puntate, sempre con lo stesso focus
Joe Tucker, il leader del gruppo, perlomeno all'inizio, mi ha stancato, con i suoi silenzi e i suoi misteri (a ragione, se continuate a seguirlo), e anche gli altri iniziano a starmi antipatici. Forse per via di una virata degli autori verso l'introspezione, scelta secondo me non troppo azzeccata. Sarà probabilmente anche un problema di doppiaggio, chissà.
Un altro che mi da sui nervi è Mark Renbe, il giornalista che sta indagando sul caso degli scomparsi. Mi pare che a volte si comporti come un malato di mente, ma il problema di fondo e il ruolo che gli è stato dato: del paladino che si scontra con la superorganizzazione segreta che fa esperimenti per il bene dell'umanità.
Questa direzione narrativa non mi piace per niente, perché ha il sapore di troppo letto e troppo visto e di scelta semplice. È chiaro che per giustificare tutto quanto era probabilmente la scelta più ovvia, ma non l'unica.
Vediamo come evolve nelle prossime puntate.

Shadow di Federico Zampaglione


di Federico Zampaglione
Italia 2010
Horror
Medusa
David è un giovane soldato di ritorno da un giro di servizio in Iraq, che decide di intraprendere un'avventura in mountain-bike per l'Europa per dimenticare il suo passato da reduce di guerra. Nei boschi incontra la graziosa ragazza straniera Angeline con cui fa squadra per esplorare i pittoreschi dintorni. Presto il contesto naturale si trasforma in un incubo, con due cacciatori che li inseguono per ucciderli e un nemico ancor più oscuro ad attenderli che costringerà David ad affrontare paure peggiori di quelle affrontate durante la guerra. Incontrare Morthis, il macellaio assetato di sangue, e scoprire che la realtà è più macabra di qualsiasi incubo. Per David sarà il brusco risveglio in una realtà che voleva dimenticare

Apro dicendo che a volte è meglio per un artista rimanere nel suo ambito. Nel senso, ho apprezzato diverse canzoni dei Tiromancino, anche se Federico Zampaglione non mi è mai stato troppo simpatico (e manco la Gerini).
Ecco, mi domando perché si sia messo a scrivere sceneggiature e a fare il regista. Nerobifamiliare era noioso e scontato e questo horror ha dentro delle ingenuità narrative mostruose e un espediente finale da strapparsi i capelli dal nervoso.

[Spoiler ON]
Non leggete se volete guardare il film.
Nemmemo mia nonna, pace all'anima sua, avrebbe scritto tutta una sceneggiatura per poi rovinarla tutta con nel finale con l'espendiente onirico. Il protagonista passa attraverso decine di disgrazie per poi scoprire che era tutto un sogno e si ritrova al risveglio su un letto di ospedale. Fa incazzare, dai. Nemmeno la Meyer l'avrebbe fatto, neppure Moccia.
[Spoiler OFF]

Poi, in fin della fiera il film non procede male, c'è una certa suspense, anche se, si cade nei vari cliché degli horror, con i personaggi che si comportano in modo stupido, fuggendo sempre per la strada sbagliata. Cioè, hai una bici, no? E sei inseguito da un fuoristrada, che per sua stessa natura può andare appunto fuori dalla strada, ma, mio dio, tu hai una cazzo di bici e allora passa attraverso il bosco, o no? E poi, due tizi che inseguono questi con le bici, entrano in una zona brutta brutta, il cane feroce che hanno lanciato all'inseguimento non si trova più, ed escono con la frase tipici "dividiamoci". Cazzo, basta, ma provate voi ad andare in un di bosco sperduto, che non sai dove sei, e dire al tuo socio "dividiamoci". Michia, come minimo ti manda a fare in culo. E poi come ci ritroviamo? Non è che ho un cazzo di GPS in testa!
Va bene. Al di là di alcune parte discrete, questo film è poca cosa e tutto viene veramente distrutto dal finale.
Se potete, statene alla larga.

Giudizio: 1,5 su 5

Intervista Cassia Sampietro su La Tela Nera

Piovono interviste per il mirabolante duo Cassia e Sampietro autori de La clessidra d'avorio.
Simone "bum bum silente" Corà li ha intervistati per LaTelanera.com.

L'alchimia è una metafora affascinante del tentativo dell’uomo di superare i limiti della realtà contingente, sia che si parli di elisir di lunga vita o di trasmutazione dei metalli. Nell'immaginario culturale occidentale, la “grande arte” è simbolismo, mistero, abnegazione, potere... tutti elementi ideali per uno sviluppo narrativo.

Sampietro e Cassia intervistati da Marcello G. Caputo

Intervista ai due mirabolanti autori de La clessidra d'avorio da parte di Marcello Gagliani Caputo.

"La clessidra d’avorio è un romanzo storico, quindi il lavoro di ricerca è nato con la documentazione sui primi anni dell’Ottocento (in particolare per quanto riguarda Francia, Stato pontificio e Granducato di Toscana) e del Seicento (con riferimento principalmente alle problematiche legate al viaggio, per terra e per mare, ma non solo). Una parte importante del nostro studio ha poi riguardato gli aspetti alchemici ed esoterici, non senza una certa “difficoltà” da parte mia, vista la mia personale impostazione scettica..."


Intervista a Roberto Bommarito, vincitore della XXVI edizione di USAM

DAVIDE CASSIA: Prima di tutto, complimenti per aver vinto la XXVI edizione di Una Storia al Mese. Parlaci un po' del tuo racconto: come è nata l'idea?
ROBERTO BOMMARITO: Ti ringrazio.
L'idea è nata proprio dal mio sconosciuto. Un uomo di cui a tutt'oggi ignoro l'identità, ma che ho avuto occasione di incrociare più volte nella mia vita. La prima volta avevo sedici anni o giù di lì. Ricordo solo che catturò la mia attenzione, forse per via dell'aspetto un po' eccentrico: giovane ma con una barba troppo lunga, alto, magrissimo, una corona di capelli stile afro, occhialini rotondi alla Harry Potter e pantaloncini kaki da esploratore vittoriano alla caccia di tesori perduti. L'ho rincontrato diverse volte nel corso degli anni, sempre in momenti inaspettati.
Poi, dopo una pausa di cinque anni, mi è capitato di rivederlo. In quel momento ero in compagnia di un mio amico. Gli ho fatto: «Ti è mai capitato di notare più volte la stessa persona, a distanza di anni, senza sapere di chi cazzo si trattasse?» E il mio amico, senza pensarci su più di tanto, ha risposto di sì. Anche lui aveva il suo sconosciuto. L'idea del racconto è nata da questo episodio.

D: Credi nel destino, oppure nulla è prefissato ed esiste veramente il libero arbitrio?
R: Credo che la realtà si esprima su più livelli. Mi spiego. Nella realtà quotidiana, tutto ciò che accade sembra frutto di una causa. Se casco, mi faccio male. Se canto, faccio pena. Ma a livello di micro-mondo, ovvero quello della realtà quantistica (che è la stessa realtà dove avvengono i processi mentali), l'evidenza sembra dire il contrario: non tutto necessita di una causa.
Ma al di là dei discorsi razionali, credo che la realtà percepibile dalla ragione sia limitata. La scienza può accedere solo a quella parte della realtà misurabile con strumenti scientifici. Ci sono aspetti della realtà, e dell'essere umani, che sfuggono a qualsiasi misurazione. E che hanno a che fare col sentire. Col sapere. Col sapere in modo immediato cosa è vero e cosa non lo è. Quando uno odia, sa di stare odiando. Quando uno ama, sa di stare amando. Odio e amore non sono misurabili, ma entrambi veri tanto quanto il monitor che ho davanti a me in questo momento.
E anche se un domani dovessimo trovare un modo di misurare i sentimenti, trasformandoli in una formula chimica e matematica, sarebbe come guardare una strofa scritta su un pezzo di carta e pensare che quella è la musica. Ma non lo è. La musica è quella che ascoltiamo, ciò che ci trasmette, e nessuna rappresentazione su carta può mai sostituirla. L'unica verità è quella che viviamo in prima persona sulla nostra pelle. Quella che sentiamo.
Dalla filosofia classica alle religioni misteriche, dagli gnostici cristiani ai cabalisti, per migliaia di anni questo tipo di sapere – non misurabile, ma immediato – è stato ritenuto la forma più alta di conoscenza. Ma purtroppo oggi spesso ci dimentichiamo che chi ci ha preceduto aveva un'educazione diversa, non guardava la tv e non leggeva i giornali: e quindi con ogni probabilità aveva una mentalità molto meno ottusa e colma di cliché e preconcetti (come l'idea che l'unica verità reale sia quella tangibile) della nostra.
Per un certo periodo della mia vita ho ritenuto che le scelte non esistessero perché razionalmente tutto sembrava dovesse avere una causa. Oggi la penso in modo diverso. Per la semplice ragione che ci sono momenti dove sento di stare facendo una scelta. Ho vissuto per anni senza farne alcuna, trascinato dagli eventi. Forse nasce proprio da questo contrasto in me la consapevolezza di stare scegliendo nel momento in cui lo faccio. Quindi sì, credo nel libero arbitrio.

D: Si parla anche di droga. Pensi ci sia un modo per sconfiggere la sua diffusione, oppure è un'utopia?
R: Bisogna fare una distinzione netta fra droghe distruttive, come cocaina, eroina e così via, e droghe come il DMT, che sono state usate per millenni dagli sciamani come modo di espandere la propria coscienza.
Le leggi che proibiscono la diffusione della droga servono solo ad arricchire i trafficanti. Più è proibita, più è costosa. Più è proibita e più rappresenta una tentazione per i giovani, perché il suo uso – e qui parlo anche per esperienza personale – diventa in qualche modo simbolo di ribellione. Eppure non proibiamo l'uso di alcool o delle sigarette che di vite ne distruggono in egual misura.
Ma la percentuale dei fumatori è in diminuzione. Oggi la gente sa quali danni arreca il fumo e di conseguenza fuma meno. Credo che il miglior modo di opporsi alla droga non sia proibirla, ma educare la gente. Una cosa che, a mio parere, dovrebbero fare anche le istituzioni scolastiche. Parlare con qualcuno disposto a condividere la propria esperienza, qualcuno che porta negli occhi, in faccia e sulle braccia i segni della droga, ovvero mettere i giovani a contatto diretto con la verità, toglierebbe la voglia a molti adolescenti di sperimentare con eroina e similaria.
Ma, come ho detto in precedenza, non tutte le droghe sono distruttive. Diversi autori, fra i quali Terence McKenna, così come sperimentazioni di laboratorio, per esempio quelle condotte dallo psichiatra Rick Strassmann, hanno dimostrato come l'uso del DMT possa avere addirittura un effetto positivo su chi ne fa uso, permettendogli di varcare "le porte della percezione". A mio parere, un uso responsabile del DMT non andrebbe, al contrario di molte altre droghe, scoraggiato.

D: La creatività si amplifica, secondo te, sotto l'effetto di stupefacenti o alcolici?
R: Sono convinto che la creatività nasca da una specie di "attrito" fra quello che siamo e il mondo che ci circonda. Ogni tipo di stimolazione ha il potenziale di amplificare la creatività e l'uso di stupefacenti e alcool sono proprio questo: uno stimolo esterno con il quale ci confrontiamo.
Ci sono stati artisti come Jackson Pollock, e scrittori come Charles Bukowski, che forse senza l'alcool non avrebbero mai partorito le stesse opere che li hanno resi tanto importanti oggi. Ma è anche vero che ci sono tantissimi artisti e scrittori che non hanno mai fatto uso di droghe e alcool. Emily Dickinson, il suo stile di vita, non si potrebbe di certo definire bohèmien. Alla fine, droga o non droga, una mente creativa crea perché ha bisogno di farlo.

D: Credi che uno scrittore prima o poi debba impegnarsi nel sociale con il suo lavoro o può rimanere tutta la vita uno scrittore di evasione?
R: Nessuno scrittore può prescindere dalle sue esperienze, dalla sua personalità, dal suo modo di relazionarsi con la vita e con gli altri. Penso che il livello di impegno sociale di uno scrittore dipenda da questo: dal tipo di persona che è. Sono convinto sia un bene che ci siano sia scrittori impegnati nel sociale che di evasione. E che sia scrittori che lettori siano liberi di scegliere cosa scrivere e cosa leggere.

D: Perché hai iniziato a scrivere? Per emulare qualche scrittore che ammiravi, perché pensavi di poter fare meglio di quelli che leggevi, o è un bisogno che senti dentro?
R: Per una ragione molto personale. Non sono un tipo di persona che esprime facilmente le proprie emozioni, né tanto meno sono cresciuto in un contesto familiare che me lo permetteva. Una delle prime memorie che ho è quella di mia madre che mi diceva stizzita: «Zitto, sta’ zitto!» Di conseguenza, credo che in me si sia sviluppato un certo bisogno di comunicare, perché angosciato dalla paura di non esserne capace.

D: Credi che per uno scrittore sia importante il confronto con altri autori?
R: Dicono che l'unico modo di imparare a scrivere è leggere. E credo sia vero. Leggere è un modo di confrontarsi con qualcuno che ha imparato meglio di te a raccontare ciò che tu vorresti dire. L'arte non è solo talento, ma talento e mestiere. Il mestiere è qualcosa che si impara, con tanto tempo e altrettanto sacrificio.

D: Cosa pensi quindi di Una Storia al Mese?
R: È un ottimo modo di confrontarsi, appunto, e specialmente di migliorare. Oltreoceano sono molto comuni i workshop di scrittura creativa. USAM è un po' come un workshop online. Permette agli scrittori di maturare. E di crescere anche come persone, perché non sempre è facile accettare le critiche e capire che quello che scriviamo può non piacere quanto vorremmo. Ma accettandolo, si dà l'opportunità a se stessi di migliorare.

D: Hai mai pensato alla scrittura come professione?
R: Ci penso, sì. Quello che so è che vorrei imparare a scrivere ed esprimermi nel miglior modo possibile. Trovare una voce che possa sentire essere la mia. Ma non posso sapere dove mi porterà questa strada.

The Walking Dead

The Walking Dead è una serie horror a fumetti pubblicata dalla statunitense Image Comics. creata da Robert Kirkman e illustrata da Tony Moore per i primi 6 numeri e da Charlie Adlard per i successivi. In Italia è pubblicato da SaldaPress.
La serie televisiva ha esordito negli USA 31 ottobre e in prima visione in Italia il 1 novembre su Fox. Si tratta di una miniserie in sei puntate da un'ora. Si parla già di una seconda stagione, ma manca una conferma ufficiale.
Non conoscevo la serie a fumetti e quindi sono partito vergine, bello e lindo. Certo, di film, fumetti, libri, incursori anali che parlano di Zombie sono pieni i cimiteri (ah, ah, ah, che ridere) e quindi si parte comunque con un po' di sano scettiscismo.
Con questi presupposti, devo dire che la prima puntata è stata una piacevole sorpresa. Il plot non è scontato, ed è comunque intrigante, soprattutto per la visione catastrofica dove la maggior parte della popolazione terrestre si è trasformata in zombie e i pochi sopravvissuti si devono fare un mazzo tanto per non venire mangiati.
Il regista Frank Darabont non è l'ultimo dei pirla, visto che ha diretto filmoni come Il Miglio Verde e Le Ali della Libertà, rendendoli in un certo senso migliori rispetto al testo (tutt'e due di King, guarda un po').
Dialoghi buoni, qualche scena un po' troppo emo, ma comunque piacevole e una giusta dose di violenza, sangue e frattaglie. Hanno soddisfatto il mio gusto, che non sarà certo eccelso, ma che comunque è abbastanza esigente.
A parte la scena da paraculi iniziale, intuibile già dai primi frame, e che non dirò per non spoilerare, il resto scorre via bene, tenendo inchiodati al divano e non scadendo mai nel già visto, o perlomeno nel troppo visto.
Aspetto con trepidazione la seconda puntata.

I 15 partecipanti a USAM Novembre

Questo mese il limite di 15 racconti per la nuova edizione di novembre di USAM, la XXXIII, si sono esauriti nel giro di 13 ore. Il concorso, quindi, nonostante siano passati più di 2 anni dalla prima edizione, è ancora bello vivo e scattante, con autori ormai conosciuti a darsi ancora battaglia e a confrontarsi e aiutare le nuove leve.
Non smetterò mai di ricordare a tutti che il valore aggiunto di Una Storia al Mese è appunto il confronto e il miglioramento.
Ecco a voi i 15 partecipanti di questo mese:

- ACB013X - di Maurizio Bertino
- Bersagli - di Luca Pagnini
- Direzione riviera - di Matteo Carriero
- Gerusalemme 48 - di Roberto Bommarito
- In fuga - di Medusa
- La casa vicino al bosco - di Attilio Facchini
- La cometa dell'intelligenza - di Alberto Priora
- La stazione - di Giuseppe Agnoletti
- La valle degli alberi che camminano - di Daniele imperi
- L'Era dei NanoMinchiarelli - di Giusi Grillo
- L'ultima Corsa - di Marcello Gagliani Caputo
- Oltre la superficie - di Carmelo M. Tidona
- Single - di Selene B.
- Tre buoni diavoli - di Leonardo Boselli
- Un nuovo inizio - di Antonino Alessandro

Un grazie di cuore a tutti i partecipanti e vinca il migliore!

Recensione e Intervista Clessidra su Arteinsieme

Fioccano le recensioni de La Clessidra d'Avorio e, per il momento, tutte molto positive e questo non può farmi che piacere.
Oggi vi segnalo la recensione di Arteinsieme a cura di Renzo Montagnoli.
[...] Questo romanzo, scritto veramente in modo eccellente, perché non è facile intercalare nella narrazione epoche diverse senza far venir meno l’interesse, è in pratica una grande metafora, un’opera che a prima vista può essere scambiata per una spy story, o per un affondo nel mondo oscuro dell’esoterismo, ma se c’è una magia qui c’è solo quella di due autori [...]

Oltre alla bella recensione anche un'intervista ai due autori, che trovate bel belli qui in queste fantastiche foto.
A voi capire chi è l'uno e chi è l'altro. :)

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