Velocity di Dean Koontz

Dean Koontz è uno dei miei autori preferiti, a volte è ispiratissimo, altre volte sembra quasi che abbia scritto quel romanzo giusto per far numero.
Questo Velocity è una via di mezzo, il ritmo di narrazione è incalzante, quasi febbrile, ti porta fino alla fine con pathos crescente (Sborone time: io comunque avevo scoperto l'assassino fin dalle prime pagine). L'autore è maestro in questo, nel coinvolgere il lettore nella trama.
A volte però si dilunghi troppo nelle descrizione meccanica delle azioni del protagonista (difetto che ha anche il sottoscritto) e la narrazione sempre incentrata su quel personaggio e a volte annoia, si sente il bisogno di uno stacco, di un punto di vista diverso. Infine, l'assassino non mi ha convinto per niente, né il profilo psicologico, né la maestria che cerca di donargli l'autore, a me parsa irreale.
Koontz viene spesso criticato per le contaminazioni fantasy/paranormali che inserisce nei suoi romanzi, questo ne è totalmente privo, ma, a mio avviso sono altri i capolavori di Koontz, come Il Posto del Buio, Le Lacrime del Drago, Il Luogo delle Ombre o L'Ultima Porta del Cielo e proprio colme di queste contaminazioni.
In buona sostanza, se amate questo autore, dovete leggere anche questo romanzo, gradevole, piacevole, scorrevole, ma dimenticatevi il coinvolgimento fantasy/paranormale che di solito contraddistingue le sue opere.

1 commento:

  1. Lo sto leggendo adesso e devo dire che hai ragione su tutta la linea. L'unico elemento paranormale è lasciato alla sola Ivy che, francamente, come personaggio poteva essere tratteggiato meglio. Non siamo ai livelli del suo libro peggiore (L'ultima porta del cielo talmente brutto che non sembrava nemmeno scritto da Koontz)ma siamo ben lontani da quel capolavoro che è Odd Thomas.

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